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LA DEMOCRAZIA FLUTTUANTE

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dicembreduemiladiciotto Jan Zielonka fa notare che “ calunniare i nemici politici è un elemento di routine di tutte le campagne politiche ” [1] . Di fronte a questa constatazione storica, la devastazione retorica non può essere attribuita, come responsabilità, esclusivamente ai “ populisti ”. “ Si dice che i populisti usino la retorica moralistica, facciano promesse irrealistiche, e lancino ingiusti attacchi personali ai loro oppositori. Ma, purtroppo, tutte queste caratteristiche possono essere affibbiate alla maggior parte dei politici di oggi e non solo al gruppo di cui stiamo parlando. Prima di ogni elezione nazionale, politici di partiti diversi si lanciano in vuote promesse sociali. La retorica tronfia e moralistica fa parte anche del repertorio liberale ” [2] . Egli ritiene che noi stiamo assistendo ad una contro-rivoluzione antiliberale successiva al crollo del mondo bipolare nel 1989. Quella sarebbe stata una rivoluzione liberale, così come l’ha definita Ralf Dahrendorf...

IL NUOVO COSTRUTTIVISMO TERRORISTA - 1 -

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Credo che, di fronte a un altro attentato terroristico apparentemente uguale nella sua dinamica a tanti altri, dovremmo rivedere un poco le considerazioni e le valutazioni che abbiamo finora svolto su un fenomeno che ha ultimamente cambiato prospettiva strategica e funzione politica. I terroristi di qualche anno fa erano una emanazione di una guerra in qualche modo simmetrica con l'esercito della Stato Islamico. In quel periodo quel terrorismo ha imparato a partecipare, con il suo potere di influenza, al gioco delle Relazioni Internazionali della geopolitica mondiale. Ora lo Stato Islamico non c'è più, ma i terroristi non evitano di esercitare la loro funzione, di nuovo asimmetrica, nell'influenza politica delle Relazioni Internazionali; con particolare attenzione delle tensioni interne agli Stati che aggrediscono. Soltanto che, mentre i terroristi di sempre erano principalmente destruttivisti, oggi, possiamo dire, che i terroristi hanno obiettivi piuttosto costrutti...

RIACE OLTRE RIACE

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La lettera del Sindaco Mimmo Lucano, sottoposto ad una indagine giudiziaria (comprensiva di arresto preventivo ed esilio) in riferimento al suo operato da Sindaco nella città di Riace, pone un problema già sufficientemente noto e abbondantemente trattato in filosofia politica.  La lettera, che è stata re-indirizzata su whatsapp, pone questo problema: la giustizia corrisponde alla legge? E se la giustizia non corrisponde alla legge, bisogna seguire i propri principi di giustizia o la legalità dello Stato? Nel caso in cui si seguissero i propri principi di giustizia, si aprirebbe un enorme problema riguardante la discrezionalità nel rispetto della legge: decido io ciò che devo rispettare e ciò che non devo rispettare in funzione del mio personale, privato, principio di giustizia, spesso in funzione del mio giustizialismo. Se invece la norma non corrispondesse ad un principio di giustizia, si aprirebbe un problema altrettanto enorme riguardante la legittimità etica e mo...

TERRACINEIDE: 2 - Cesare e il futuro

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Secondo Plutarco, Giulio Cesare, se non fosse stato ucciso dalla sua ambizione di diventare imperatore (cioè, dittatore a vita) e dai Cesaricidi repubblicani il 15 marzo del 44 a.C., avrebbe voluto “ deviare il Tevere subito a sud della città, con un profondo canale, e piegatolo verso il Circeo farlo sfociare nel mare presso Terracina, procurando in tal modo agio e sicurezza a coloro che per ragioni di commercio erano soliti venire a Roma ” [1] . Plutarco era ottimista e benevolo. Non fu soltanto per il commercio che Cesare aveva immaginato la deviazione del Tevere verso Terracina. Quel fiume avrebbe tagliato la pianura pontina e raccolto le acque che trasformavano terra fertile in palude. Il fiume sarebbe stato lo scolo di acqua pantanosa e malarica. Avrebbe liberato dalla putrefazione i terreni che andavano da Roma a Terracina. Allora l’esercito romano, specie quello che riempiva le legioni di Cesare, era composto da coltivatori di terra che avevano ottenuto gli appezzamenti g...

10 - EPISTEMICA DELLA CURA 2 : La cura e il potere

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Quando penso al bel libro di Liuva Capezzani , che ha cortesemente accolto due miei capitoli, mi viene in mente un bel racconto di Franz Kafka intitolato “ un medico di campagna ”, in cui il medico che cura è, alla fine, colui che deve essere curato. Si potrebbe, per questa lettura, usare la nota interlocuzione latina: “ medice cura te ipse ”. Che cosa significa cura? Quando il medico di campagna viene chiamato è pieno del suo ruolo. Bombetta, cappotto e tipica borsa per le visite, il medico aspetta che il suo calesse si muova. Poi ricorda che il suo cavallo è morto e l’ansia di prestazione del ruolo sociale lo assale. Le difficoltà tecniche, come in ogni stato d’ansia, sembrano insormontabili. Il cavallo è morto e il calesse non può partire per raggiungere il paziente, il medico non può curare e il ruolo non può essere rispettato. Ma la cura è il dominus, la cura si impone, la cura è magica. Di colpo ciò che sembrava impossibile si risolve nel migliore dei modi, ciò che era diffi...

GENEALOGIA DEMOCRATICA: 12 - la cima di Tommaso d'Aquino

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Involontariamente fu Tommaso D’Aquino, sostituendo il concetto di clementia , introdotto da Seneca, con il concetto di prudentia , cioè togliendo la discrezionalità al monarca e ripristinando la concezione sociale di equilibrio politico, fu Tommaso D’Aquino che aiutò il pensiero democratico a riemergere. Anche qui, non si può dire che l’aquinate fosse effettivamente un democratico; ma il suo contributo fu come una corda lanciata ad un disperato, lentamente assorbito dalle sabbie mobili del logos monopolitikos . Ricevere una corda non significa salvarsi, significa potersi aggrappare a qualcosa di stabile. Sempre nel soffocante pantano di melma si resta. Tuttavia si può sperare, se quella corda resiste, di poterne uscire in qualche modo. D’altronde Tommaso D’Aquino è noto per aver introdotto il pensiero aristotelico nella platonica teologia cattolica di Sant’Agostino. Per questo stesso motivo, forse, il beato Tommaso fu assassinato, secondo le mie personalissime ipotesi, da F...

TERRACINEIDE: 1 - Terracina ai terracinesi.

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Nell’anno del signore 1074 papa Gregorio VII   lasciò che Terracina fosse di proprietà e di amministrazione, soltanto dei terracinesi: di tutti i terracinesi, “ senza far riferimento né alla chiesa, né ad ufficiali qualsiasi, né alla Chiesa, né a signori e laici ”. Questa completa autonomia ” diventerà il motore di una forte rinascita socio-politica, economica, urbanistica ” [1] della città. Fu un lascito dunque che indusse un comportamento. Non fu un semplice dono, offerto, ricevuto e utilizzato. Non fu una concessione benevola. Fu una situazione che doveva diventare una condizione, un punto di partenza per un obiettivo di autonomia e di emancipazione da ottenere, da perseguire, da realizzare. Il premio della autonomia, si conquista sempre e soltanto (in politica esclusivamente), dopo che è stato concesso. Così fu per i terracinesi. Terracina ai terracinesi (nel senso della autonomia e non della esclusione etnica) non è un proclama, non è una promessa elettora...