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GEOPOLITICA DELLA PACE: IL PUNTO CIECO DELLA CRISI UCRAINA

L’Europa nel punto della retina degli analisti che non contiene recettori per la luce ed è quindi cieca. Alessandro CECI diciannovemarzoduemilaquattordici Leggo il numero monocratico sull’Ucraina di Limes, la Rivista Italiana di Geopolitica di indubbia eccellenza, aprile 2014, n.4, dal titolo inequivocabile: “ L’Ucraina tra Putin e noi ”. Leggo e rileggo. Il prestigio del titolo e degli autori merita il massimo di attenzione. Dal primo all’ultimo articolo la Rivista Italiana di Geopolitica è travolta da un usuale liet motiv , quasi una litania, che si sente ovunque, come le ragioni senza ragionamenti tipici di questa strana condizione comunicativa italiana, dove si ripetono assiomi senza verifica critica che improvvisamente, o anche improvvidamente, diventano verità indiscutibili. Qualsiasi analista, politico, giornalista, commentatore o anche solo conduttore ripete, con l’enfasi inutilmente rinnovata di chi svela l’ovvio: la crisi Ucraina dimostra la potenza americana, le ambi...

LA COSCIENZA DELLE PAROLE

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Rileggo sul Corriere della Sera del 6 settembre 2015 l’intervista a Markus Gabriel filosofo tedesco che giudica l’accoglienza della sua nazione ai profughi il prodotto del cosmopolitismo Kantiano riproposto nella cultura tedesca da Jurgen Habermas. Testualmente: « La Germania è cosmopolita in senso Kantiano. Per un certo periodo, fino ad anni recenti, hanno prevalso filosofie che spingevano al nazionalismo, compreso Heidegger. Ora, Kant e Habermas hanno preso il sopravvento. Ora l'idea prevalente è: essere tedeschi non è niente più che avere la cittadinanza tedesca e parlare la lingua. Non ci sono più consuetudini e usanze tedesche. Sono sparite. Nel bene e nel male ». Mi sembra la vecchia idea di un giovane filosofo. In verità, se non si entra nello schema, potrei dire anche paradigma, della Teoria delle Mutazioni Politiche, ciò che sta avvenendo nel mondo non si capisce. Dopo il crollo del Muro di Berlino, siamo convenzionalmente entrati nella quarta mutazione della storia dell...
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Secondo Alessandro Colombo il « declino dell’ordine internazionale post-novecentesco », ciò che io chiamo avvento delle Piattaforme Continentali di Nazionalità, si evince da 4 indicatori inequivocabili:           1. La crisi della egemonia politica, economica e culturale degli USA;           2. La crisi del tessuto multilaterale e istituzionale della convivenza internazionale;           3. La crisi della globalizzazione; 4. La crisi dell’area di consenso della comunità internazionale (delegittimazione e produzione di modelli alternativi). In conseguenza al declino dell’ordine internazionale avviene « la sfida sempre più aperta delle potenze emergenti (Cina in primis) a ciò che resta dell’ordine egemonico precedente ». Pertanto, oggi assistiamo, come mostra la parata militare cinese, alla « ricaduta di questa sfida sullo spazio politico internazionale, attraverso il tentativo da ...

GEOPOLITICA DELLA PACE: implicazioni dispotiche

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Qualcuno sostiene che il fascismo è morto e finito. Lo dicono principalmente i fascisti, che naturalmente tentano di nascondersi o i benpensanti che hanno le loro stesse idee ma che temono di essere classificati con gli sconfitti dalla storia e dalla ragione umana. In realtà ciò che veramente è scomparso è il comunismo, che non c’è più nei fatti e nella mente dei cittadini del mondo. È scomparso il comunismo e più ancora è scomparso il mito della rivoluzione palingenetica della società. Michel Foucault lo aveva capito già nel 1978: « Forse stiamo vivendo la conclusione di un periodo storico che, a partire dal 1789-1793, almeno in Occidente, è stato dominato dal monopolio della rivoluzione, con tutte le sue implicazioni dispotiche; senza, tuttavia, che la scomparsa del monopolio della rivoluzione significhi una rivalutazione del riformismo. Le lotte di cui ho parlato, infatti, non si caratterizzano affatto come riformiste, poiché il riformismo si propone di fondare un sistema di potere ...

GEOPOLITICA DELLA PACE: il pregiudizio al potere

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Questa mattina, al solito stupefatto risveglio, pensavo che ciò che è davvero scomparso nel mondo è la dimensione internazionale, quella che ultimamente veniva percepita come globalizzazione, sostituita dalla esaltazione folle della propria autoaffermazione. Le guerre che stiamo drammaticamente vivendo sono ancora guerre nazionaliste, sono una orribile estremizzazione dell'autoaffermazione di sé che domina in realtà in quasi tutti i paesi. Prima gli italiani, prima gli americani, prima i francesi, perfino prima gli austriaci o gli ungheresi. Assistiamo muti e, per certi versi impotenti, alle diverse forme di autoesaltazione, alla riproposizione della città chiusa del nazionalismo bieco contro la città aperta della politica planetaria. Non mi stupisce il comico paradosso del "prima", cioè che se tutti devono arrivare prima, chi è che deve arrivare dopo? Dunque, se tutti devono arrivare "prima", "prima" non arriva nessuno. La cosa è stupida in sé e quind...

GEOPOLITICA DELLA PACE: Progetto di Grande Israele

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  Step. 1 Chiariamo prima di tutto i fatti: l'arma nucleare è un'arma di dissuasione (non mi bombardi altrimenti moriamo entrambi) e finora gli unici che ne hanno fatto esplodere una, anzi due, sono stati soltanto gli occidentali. Per il resto, tanti sforzi alla loro costruzione per un arsenale sostanzialmente inutilizzato e, direi, inutilizzabile, se non si intende minacciare la estinzione di una serie ampia di esseri viventi tra cui l'umano. Chi è appassionato di film apocalittici e fantascientifici sappia che l'epoca postatomica già c'è. È questa, dopo aver spianato Hiroshima e Nagasaki con due ordigni nucleari lanciati dal bombardiere americano Enola Gay. Un altro fatto di cui bisogna aver considerazione è che, in Medio Oriente, solo Israele è una potenza nucleare (con un arsenale di circa 500 bombe). Agli altri non è concesso. Perché? Perché Israele siamo noi e dobbiamo comandare solo noi. Degli altri non ce ne frega un bel niente. Detto così almeno usciamo dal...

GEOPOLITICA DELLA PACE: Ahabath Israel

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  « Il problema arabo resta quello di sempre, vale a dire la sola vera questione politica e morale di Israele. Il vittorioso stato israeliano non s’è mostrato capace di concludere nemmeno un solo trattato di pace con i suoi vicini arabi ». Hannah Arendt Se potessi chiedere un giudizio ad Hannah Arendt in merito all’ultimo conflitto israelo/palestinese, probabilmente mi risponderebbe soltanto: “ L’avevo detto! ”. 1 – appartenenza cosmopolita Era il 23 giugno del 1963. Hannah Arendt era, come al solito, sottoposta alla pressione fideistica della comunità ebraica dopo la pubblicazione del libro sulla “Banalità del male” e le sue considerazioni rispetto al processo Eichmann. Il testo era stato pubblicato nello stesso anno, ma gli articoli erano già noti perché pubblicati sul giornale “New Yorker”, a cominciare dal 1961, quando si celebrò, a Gerusalemme, il processo ad Adolf Eichmann, uno degli artefici dell’orrore. Naturalmente ciascuno vede ciò che vuol vedere e quel ...