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EPISTEMICA DELLA CURA 1

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  ­­   Alessandro Ceci                                         Relazione alla presentazione del Libro                                         “La Relazione di cura medico-paziente”   venisetteottobreduemiladiciotto “ Ho perso le parole – cantava la bella canzone – eppure ce le avevo qua un attimo fa. Volevo dire cose, cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei. ” [1] Non ho più parole, dopo le tante belle ascoltate ora e, per non avvilire le mie, devo necessariamente ricorrere ad una citazione. Diceva Ortega Y Gasset che “ ogni nostra epoca porta con sé la sua norma e la sua enormità, il suo decalogo e la sua falsificazione ” [2] . Qual è la nostra epoca? Come possiamo sapere quale norma produrrà la sua enormità e quale decalogo dovr...

IL TREND MULTIPOLARE

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APPUNTI DI GEOPOLITICA CONTEMPORANEA DALL’APPRENZA INCOMPRENSIBILE Alessandro Ceci Mi sono sempre chiesto perché agli accordi di Yalta, nel febbraio 1945 e a quelli di Potsdam, luglio e agosto del 1945, per decidere l’assetto globale successivo alla II guerra mondiale, se l’obiettivo era – tra l’altro [1] - dividere il mondo in due sfere di influenza, i protagonisti fossero in realtà tre. A Yalta, dal 4 all’11 febbraio del 1945 furono Wiston Churchill, Franklin Delano Roosvelt e Iosif Stalin. A Potsdam, dal 17 luglio al 2 agosto 1945 furono Clement Attlee, Harry S. Truman e sempre Iosif Stalin. Erano sempre tre. In realtà si trattò sempre di due conferenze molto diverse. Tra l’una e l’altra il mondo aveva vissuto una svolta, storicamente poco calcolata, addirittura occultata, ma fondamentale per la storia politica futura. Temo che se questo passaggio non viene considerato ed opportunamente valutato, il resto, anche quanto accade oggi, è complessivamente poco comprensibile. D’altron...

UNA CITTA' PER LA POLITICA

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  È nella città, non contro di essa, che bisogna cambiare la vita. P. Pasolini Alessandro CECI Per noi la politica è stata anche qualcosa di diverso. Nella letteratura scientifica e filosofica, la politica, come dice Hannah Arendt “ nasce nell’infra, e si afferma come relazione ”. Ci hanno insegnato che la città è questo infra, cioè il luogo in cui si esercita e sempre si è esercitata la politica, questo vincolo di identità e appartenenza, che sempre si rappresenta “ dovunque gli uomini assieme si incontrano e si organizzano, laddove si danno una mano, ogni volta che superano il silenzio e costruiscono una qualsivoglia relazione, sempre quando si oltrepassano, quando si sorpassano, quando vanno oltre la loro solitudine ed escono, quando vanno all’esterno, in ogni incontro con l’altro la politica c’è. Visibile o occulta, fisica o eterea, più o meno percettibile, la politica c’è, comunque ” [1] . 1 – Associazione simbiotica mutualistica Sembrava anche a me innaturale che l...