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TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE - complessità

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  L’habitat epistemologico delle scienze sociali     Appunti che erano del 1987   “gli uomini sono agiti da idee di generalità, e tali idee generali sono presenti come fossero persone viventi” Alexis de Tocqueville     La cornice paradigmatica “ La cornice separa l'immagine da tutto ciò che  non è immagine. Definisce quanto da essa i nquadrato come mondo significante, rispetto al fuori-cornice, che è il mondo del semplice vissuto.  D obbiamo tuttavia porci la domanda: a quale dei due  mondi appartiene la cornice? “ Victor Stoichita [1] Uno dei paradossi più emblematici della complessità è che, per coglierla, bisogna spezzare la cornice paradigmatica con cui, invece, la riduciamo e la interpretiamo. In altri termini, la complessità che percepiamo non è per definizione complessa: è, per definizione, una riduzione della complessità. La complessità, cioè, può essere concepita, ma non può mai essere integralmente percepita. Q...

TEORIA DELLA DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE: Congettura

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Secondo Herbert A. Simon viviamo in un mondo di sistemi gerarchici “ dove la complessità dovette svilupparsi dalla semplicità ” [1] . L’unica cosa semplice da capire è che Simon, e con Lui tutta una certa letteratura sulla complessità, sbagliava (e continua a sbagliare) clamorosamente. Non perché non esistano sistemi gerarchici, ma perché i fenomeni non procedono dalla semplicità verso la complessità e finiscono, eventualmente, nel caos. I fenomeni, tutti i fenomeni esistenti, sia che riescano, sia che falliscano, tendono inevitabilmente in senso opposto: dal caos alla complessità e dalla complessità verso la semplicità. L’universo dei fenomeni esistenti, di tutti i fenomeni esistenti, pur incrementando costantemente la sua entropia sulla base della intuizione di Boltzman, tende ad essere ordinato. E lo fa, non con una regola universale, fideistica, quasi religiosa. Lo fa anche modificando strutturalmente regole e regolamenti, ma senza cambiare mai la propria regolamentazione: con un s...

PRO CICERO: L'eloquenza dei fatti

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Il nuovo orizzonte epistemologico delle scienze sociali. Nonostante i tentativi abbozzati da Aristotele, non c’erano le scienze sociali prima di Cicerone. I domini della conoscenza con valore epistemologico (almeno a partire da Talete) erano soltanto due: quello delle scienze matematiche e fisiche, quello delle scienze mediche e biologiche. Tutto derivante dalla filosofia madre (per i meno specializzati) e matrigna (per i più specializzati). Aristotele aveva abbozzato un primo tentativo per decostruire un nuovo campo di studi, un nuovo dominio della conoscenza, con la classificazioni delle costituzioni delle varie città greche. Si trattava però più di un esercizio di logica, in merito al concetto di categoria, che un vero e proprio approccio metodologico rispetto a un nuovo corpus della conoscenza È proprio Cicerone ad inaugurare il nuovo orizzonte epistemologico. Che cosa è un orizzonte epistemologico? Thomas Kuhn ha sempre creduto che i paradigmi teorici siano stati tra di loro incom...

PRO CICERO: Vir bonus di vendi peritus

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la filosofia pragmatica e  la nascita delle scienze sociali                                                                                                “ …nessuna bestia è più feroce dell’uomo che abbia la                                                                                                      possibilità di dare armi al proprio risentimento ” Plutarco [1] Introduzione Controverso. Ci...
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  Introduzione La denominazione “Teoria dei Giochi” (o come vogliamo chiamarla) è da considerarsi impropria e talvolta inopportuna. È impropria in quanto si riferisce a una teorizzazione non più legata agli aspetti statici della struttura dei giochi e alle tattiche necessarie per ottenere la vittoria in una qualsivoglia competizione. È inopportuna quando si riferisce a un corpus di teorie che superano decisamente la dimensione di un gioco, specie successivamente alla grande, enorme dimostrazione della ovvietà, sfuggita fino ad allora alla scienza, con la “ Teoria delle Strategie Dominanti ” di John Nash. E poi: che cosa è un gioco? Ad esempio, quando cominciai ad occuparmi della “ Teoria dei Giochi ” (o come vogliamo chiamarla), nel lontano 1984, sembrava che il termine fosse troppo frivolo e infantile per la dignità di uno scienziato. Allora si parlava di “ modelli di simulazione ”, immaginando che un’azione o una relazione fosse programmabile e, peggio ancora, prevedibile in un...