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IL LOOP SITUAZIONALE PERMANENTE

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    Non sono per niente convinto che il governo dei migliori corrisponda al migliore dei governi. Questa è stata un’illusione platonica, tramandata nella filosofia politica, ma assolutamente falsa. Intanto non si sa chi sia il migliore. Poi, il migliore, politicamente parlando, non è mai colui che ha il miglior curriculum.Infine un governo migliore alla prova della cronaca, non determina l’affermazione di fatti storicamente migliori. Eppure per l’ennesima volta abbiamo chiamato i tecnici per realizzare il migliore dei governi possibili. Eccoci qui. Ancora attoniti di fronte al telegiornale di sempre, alla crisi di sempre, a capi partito che credono di essere leader innovatori e invece si comportano come si sono comportati tutti in 73 anni di storia patria, illusi delle loro tattiche innovative e invece la conservazione bieca e l’omologazione a sempre le solite procedure. Gente felice, che applaude se cade un governo. Altri che si atteggiano a strateghi del niente e noi a guardare le

TEOCRATICA O TEOCENTRICA? Le forme del potere religioso

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       Non ho alcun dubbio che Massimo Campanini, scomparso prematuramente nell’ottobre 2020, sia stato il più bravo, documentato, esperto islamista italiano e forse anche di più. Contestare una competenza così ampia e precisa, anche se per specificare e non per confutare, è certamente un notevole azzardo. L’azzardo, però, a me piace, molto; non tanto per la sfida, di cui sono assolutamente disinteressato sia alla vittoria sia alla sconfitta, quanto per la ricerca dell’altro, oltre. Di Massimo Campanini non mi convince l’affermazione che l’islam, il pensiero politico islamico, non sia teocratico (come il cristianesimo o, più di tutti, il cattolicesimo), ma teocentrico. Per me si tratta di una discussione, talvolta di una disquisizione, sottile, forzata, molto, molto accademica. Per Campanini, invece, si tratta di una importante biforcazione interpretativa. La distinzione tra sistema politico teocratico e sistema politico teocentrico non è una semplice differenziazione. È un bivio che f

CONTRO LA CITTA' DI FONDAZIONE (per il fondamento della modernità)

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                                                                                 Littoria 1932      Se c’è una narrazione falsa e opportunamente falsificata da una mistificazione ideologica che ha travolto la “ cognizione di sé ” della città di Latina, è quella della Fondazione.      Quella di “ Latina città di fondazione ” non è un concetto storico, è una concezione politica.      Questo imbroglio, concettuale prima ancora che culturale, è una mistificazione anche solo nella sua stessa denominazione.      Che cosa significa “ città di fondazione ”?      Perché non si dice semplicemente “ città fondata ”?      Perché non è una novità che una città sia stata fondata un dato giorno, ad una certa ora. D’altronde ogni città, una volta o l’altra, è stata fondata. In questo caso invece si vuole affermare che la città è una fondazione; cioè che rappresenta essa stessa, in sé, un fondamento di qualcosa.      Di che cosa?      Del fascismo naturalmente.      Eccola qui, svelata nella sua to

QUESTO 11 SETTEMBRE: elaborazione del lutto e mitizzazione dell'Occidente

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  L'11 settembre 2001, dalle 16.30 di pomeriggio, tenevo una lezione al Master sul peacekeeping alla terza università di Roma. Insegnavo " Metodi per la Risoluzione dei Conflitti " nella geopolitica internazionale. Allora si usava ancora il termine internazionale. Così si diceva. A un certo punto, qualche minuto dopo le 15.00 dell'11 settembre 2001, mentre insegnavo " Metodi per la risoluzione dei conflitti " nella geopolitica internazionale (come si definiva allora) alla Terza Università di Roma, il Direttore Scientifico del Master, prof.ssa Maniscalco, apri la porta, in modo assolutamente inusuale, interruppe la lezione, entrò. Era con me il sen. Maurizio Calvi, presidente del CeAS. Ci portò nella stanza affianco, davanti ad uno schermo televisivo e, insieme, assistemmo attoniti al secondo aereo che penetrava, direi, deflorava la verginità della seconda Torre.  La prima già fumava.  Nei mesi precedenti, dal 20 al 26 maggio 2000, in un convegno internaziona

Socialism Life 19 La socialdemocrazia come rimedio della dirompenza capitalistica

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La socialdemocrazia come rimedio di sempre alla dirompenza capitalistica                                Joseph Schumpeter ripeteva spesso che – poiché si mostra, nel “ processo di mutazione industriale ”, come una “ burrasca di distruzione creativa ” - il capitalismo ha una sua propria “ dirompenza ” [1] .      Abbiamo vissuto la dirompenza capitalistica nella società industriale. La distruzione capitalistica ha travolto la civiltà contadina, ha sradicato migliaia di individui e li ha depositati ai bordi delle città, li ha proletarizzati per esigenze di sfruttamento industriale. Karl Marx ha denunciato decisamente e con estrema chiarezza, senza saper mai offrire una soluzione [2] , questa situazione di profondo sradicamento e di alienazione. La creatività capitalistica è invece contemporaneamente rappresentata dalla modernità logica e tecnologica, di strumenti e di idee, di condizioni sociali di vita e di ricchezza che l’economia improvvisamente produce. Raimond Aron ha più volte in

ASTERISCO (note a margine di me): IL SOLCO

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  agostoduemilaventuno      Ho riletto, per vari motivi, la celeberrima lettera che Hannah Arendt scrisse a Karl Jasper il 9 luglio 1946 [1] .      La lettera è nota perché raccoglie in poche righe le impressioni sul rapporto tra Edmund Husserl e Martin Heidegger. La lettera è molto esplicativa (e altrettanto esplicita) sul comportamento vile e opportunistico di Heidegger, che Hannah Arendt definisce “ nient’altro che un potenziale assassino ” [2]      Tuttavia non è questo che qui interessa.      Nella lettera c’è un passaggio molto bello e, per le dinamiche della nostra vita, molto più importante: “ Le risponderei che il vero irreparabile si presenta spesso con i caratteri (illusori) di un mero accidente. Talvolta, su un’impercettibile linea di confine che noi varchiamo tranquillamente, fiduciosi che non avverrà alcuna conseguenza, si erge una muraglia capace di separare veramente alcuni uomini da altri. ” [3]      Quante volte ci è accaduto? E non solo con conoscenti o amici. Con

A SPROPOSITO DEL DECRETO SUL GREEN PASS -2

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       Preoccupato che il mio giudizio fosse in realtà un pregiudizio, approssimativo ed impreciso, una sbagliata interpretazione di un pensiero più articolato e complesso, ho comprato (cosciente di sperperare le mie scarse disponibilità finanziarie) e letto il libro di Giorgio Agamben “ A che punto siamo? ” [1] .     Il testo contiene gli articoli scritti in questo anno di presunto (e peggio ancora preteso) “ dispotismo tecnologico-sanitario ” comparabile a quanto realizzato nella Germania pre-nazista del 1933, superiore al ventennio fascista, giacché si tratterebbe dello stato di eccezione “ più efficace fra quanto la storia di Occidente abbia finora conosciuto ”, quello stesso “ stato di eccezione ” che sarà ricordato “ come la più lunga sospensione di legalità nella storia del Paese, attuata senza che né i cittadini né, soprattutto, le istituzioni deputate abbiano avuto nulla da obiettare ”.      Accipicchia!      Proprio in Italia?     Si, perché “ proprio l’Italia è