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GEOPOLITICA DELLA PACE: la responsabilità dell'inazione

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Per quanto vogliamo mistificarlo con inutili parole, insulse giustificazioni ed analisi insignificanti sui media, lo spettro inquietante dell’ipocrisia e della colpa, alberga dentro di noi. Vale per entrambi conflitti, quello russo/ucraino e quello israelo/palestinese, in cui è sempre uno che vuole appropriarsi della vita di un altro. Sono esempi evidenti, da un lato, la pretesa di imporre la lingua russa ufficiale per il popolo ucraino, dall’altro, il divieto sancito per legge di coppie miste tra israeliani e palestinesi. Il territorio non basta più. Il dominio pretende la vita. La nostra reazione non è però la stessa. Non abbiamo imposto le stesse sanzioni ad entrambi. Israele è immune dalla nostra reazione. E questa inazione ci coinvolge, ci accomuna nella responsabilità. L’odio e la passioni di vendetta ci omologa ai distruttori. Anche perché, come ripeto da anni, in quel conflitto non è tanto né solo l’occupazione israeliana che i palestinesi cercano malamente di arginare; non è ...

GEOPOLITICA DELLA PACE: il furto di vita

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Il peso dei nostri comportamenti è più gravoso proprio perché non è istintuale, ma logico razionale. Noi abbiamo sempre collegato la razionalità alla giustizia.  Dobbiamo tuttavia constatare che la logica razionale produce spesso ingiustizia.  Il paradigma di Hobbes ci ha sviato e ci ha illuso che con la logica che si mostra in un accordo potessimo raggiungere un equilibrio comportamentale individuale e collettivo. Lo sterminio israeliano contro i palestinesi di Gaza ora e probabilmente della Cisgiordania poi, non ha nulla di tribale e di ancestrale. È razionalmente programmato per determinare condizioni radicali di invivibilità e favorire l’evacuazione per rapinare i palestinesi del loro stesso territorio. Se non c’è cibo, cura ed acqua, non ci sono condizioni di sopravvivenza e i cittadini sono obbligati ad andare via. Se gli israeliani si approprieranno di Gaza edella Cisgiordania, ricostruiranno l'una e l'altra a modo loro, invitando Trump in un resort di cadaveri. l'as...

GEOPOLITICA DELLA PACE: Premessa

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Scrive Roberta De Monticelli: « Era come se fosse ormai sdoganato, nel linguaggio innanzitutto e poi negli atti, tutto ciò che viene prima dell’assetto civile delle società umane, che appartiene al loro strato più arcaico e tribale, anche se si scatena con la potenza di fuoco moderna e le bombe da una tonnellata, senza tregua né scampo per migliaia e migliaia di civili, donne, bambini, ogni giorno e ogni notte .» [1] Forse dobbiamo cambiare punto di vista. Non c’è, nel nostro inconscio collettivo, uno « strato più arcaico e tribale » che deve essere « sdoganato » perché in qualche modo soffocato dall’« assetto civile delle società umane ». Niente « viene prima » delle comunità. L’uomo solo, nella condizione descritta da Hobbes dell’homo homini lupus, non è mai esistito. E questo è peggio,  molto peggio; perché la violenza così concepita, la violenza politica è innaturale, definitivamente inumana. Quindi, questa assenza dell’arcaico tribale in noi, ci attribuisce una maggiore respon...

GEOPOLITICA DELLA PACE: per una Antropologia della Pacificazione

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  È noto che la democrazia, da Atene in poi, al suo interno, offre una condizione, se non proprio di pace a causa della insicurezza criminale, almeno di complessiva pacificazione politica delle relazioni sociali... ...è noto che la democrazia, che Rousseau giudicava « una repubblica che goda di buon governo » [1] ... ...è noto che la democrazia talvolta « si imbarchi in una guerra ingiusta » [2] . Paradossalmente la democrazia, nonostante generi, senza imporre, un costante processo di pacificazione tra i suoi cittadini, all'interno del network relazionale della propria nazione, è tuttavia belligerante nelle relazioni internazionali tra Stati, molte volte a torto. Come mai? È tutto semplicemente riconducibile alla singolare volontà di potenza? O ad un ostruzionismo di vicinanza, al fatto cioè che « soggetti agli inconvenienti dell'uno e dell'altro senza trovar sicurezza in nessuno dei due » [3] ? Si tratta del solito imperialismo delle democrazie, dettato da un loro sentim...

TABU' GUERRA: alchimia educativa

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WETWARE TOWN: i network urbani simbiotici della società della comunicazione

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Alessandro CECI duemilaventidue INDICE Premessa 1. Riformulare 2. Separtire 3. Restituire PREMESSA Sono Town. Non proprio, non più città. Ancora Town. Town è un termine con molti diversi significati, un termine mutante che assume connotazione rispetto al contesto. Può essere città, naturalmente, ma anche cittadina, paese, comune, una parte di città, un centro, centro urbano, centro periferico, centro abitato, centro comunale, centro civico, centro municipale, località, borgo, villaggio, ma talvolta può significare anche cittadinanza, cioè non una situazione ma una condizione. Prima era un termine inglese, che poteva essere tradotto con il termine italiano “ borgo ”, cioè una realtà intermedia tra il villaggio e la città, una parte di città in genere densamente popolata, spesso con una sua autonomia amministrativa. Ora non è più nemmeno inglese e non indica solo uno spazio fisico. Non è più nemmeno un termine, è un concetto che caratterizza il nostro habitat, il nostro posizio...