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GEOPOLITICA DELLA PACE: Giustificazioni speculari

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  In generale l’onere della giustificazione è speculare per l’una parte e per l’altra di ogni conflitto: se uno giustifica la sua invasione sulla base di una identità storica, linguistica e nazionale, l’altro si difende contestando identità, lingua e nazionalità e giustifica la sua reazione con il diritto difendere il proprio territorio contro ogni invasione; se uno si sente minacciato, l’altro contesta la possibile minaccia; se uno accusa con l’offesa, l’altro risponde con la difesa. Due giustificazioni opposte e complementari. Nel caso del conflitto israelo/palestinese, ad esempio, il peso di questa onerosa giustificazione, in modo assolutamente anomalo, è identico per entrambi: ciascuno afferma di proteggere il proprio territorio; ciascuno si sente occupato; ciascuno si sente offeso; ciascuno crede di doversi difendere dall’altro. La stessa giustificazione per entrambi. Questo rende difficile una soluzione del conflitto, perché i contendenti non possono mai essere minimamente ac...

GEOPOLITICA DELLA PACE: la funzione morfogenetica della guerra

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Non essendoci una guerra giusta, sulla base delle ragioni relativistiche e critiche di Bertrand Russell, può esserci tuttavia una guerra giustificata. Non esiste una guerra giusta, naturalmente. Una guerra, però, necessaria, indispensabile per evitare altre guerre peggiori, pur essendo comunque ingiusta, può essere giustificata. Secondo Noberto Bobbio « La teoria della guerra giusta sorge da spunti di scrittori romani, ma si sviluppa specialmente nella filosofia e teologia romane di ispirazione cattolica » [1] . I campioni di questa teorizzazione sarebbero Agostino d’Ippona, prima e in modo frammentario, e Tommaso d’Aquino, poi in odo organico e ordinato. Forse è vero, ma la guerra è stata sempre, in qualche modo giustificata. Platone, ad esempio, in perfetta sintonia con tutto il pensiero politico greco e con l’autostima dell’uomo greco che si riteneva il miglior guerriero esistente, considerava la guerra un fatto ineliminabile perché un fattore presente « nella realtà delle cose, per...

GEOPOLITICA DELLA PACE: Il pacifismo relativo di Bertrand Russell

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Per Bertrand Russell, il pacifismo non ha un valore assoluto. Non è una ideologia. È una scelta politica funzionale alle relative condizioni di guerra. Non esiste una guerra giusta. Pur tuttavia una guerra può essere giustificata. La Prima guerra mondiale non era né giusta né giustificata. E Russell fu, dunque, non-interventista. La Seconda guerra mondiale non era giusta, ma imbracciare le armi contro la violenza nazista era giustificata. Russell considerò necessario resistere attivamente, anche con lo scontro bellico, alla incontrollata e irrefrenabile alternativamente barbarie. Niente in Russell era radicale e tra il suo pacifismo e quello, ad esempio, gandhiano, cera un abisso. Per Ghandi, la non violenza assumeva un valore assoluto, era una metodologia di azione religiosa e comunque sempre applicabile. Per Ghandi, in ogni situazione, in qualsiasi situazione, bisognava trovare la strada per la risoluzione pacifica delle controversie. A Russell, invece, piuttosto che il metodo, inter...

GEOPOLITICA DELLA PACE: la responsabilità dell'inazione

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Per quanto vogliamo mistificarlo con inutili parole, insulse giustificazioni ed analisi insignificanti sui media, lo spettro inquietante dell’ipocrisia e della colpa, alberga dentro di noi. Vale per entrambi conflitti, quello russo/ucraino e quello israelo/palestinese, in cui è sempre uno che vuole appropriarsi della vita di un altro. Sono esempi evidenti, da un lato, la pretesa di imporre la lingua russa ufficiale per il popolo ucraino, dall’altro, il divieto sancito per legge di coppie miste tra israeliani e palestinesi. Il territorio non basta più. Il dominio pretende la vita. La nostra reazione non è però la stessa. Non abbiamo imposto le stesse sanzioni ad entrambi. Israele è immune dalla nostra reazione. E questa inazione ci coinvolge, ci accomuna nella responsabilità. L’odio e la passioni di vendetta ci omologa ai distruttori. Anche perché, come ripeto da anni, in quel conflitto non è tanto né solo l’occupazione israeliana che i palestinesi cercano malamente di arginare; non è ...

GEOPOLITICA DELLA PACE: il furto di vita

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Il peso dei nostri comportamenti è più gravoso proprio perché non è istintuale, ma logico razionale. Noi abbiamo sempre collegato la razionalità alla giustizia.  Dobbiamo tuttavia constatare che la logica razionale produce spesso ingiustizia.  Il paradigma di Hobbes ci ha sviato e ci ha illuso che con la logica che si mostra in un accordo potessimo raggiungere un equilibrio comportamentale individuale e collettivo. Lo sterminio israeliano contro i palestinesi di Gaza ora e probabilmente della Cisgiordania poi, non ha nulla di tribale e di ancestrale. È razionalmente programmato per determinare condizioni radicali di invivibilità e favorire l’evacuazione per rapinare i palestinesi del loro stesso territorio. Se non c’è cibo, cura ed acqua, non ci sono condizioni di sopravvivenza e i cittadini sono obbligati ad andare via. Se gli israeliani si approprieranno di Gaza edella Cisgiordania, ricostruiranno l'una e l'altra a modo loro, invitando Trump in un resort di cadaveri. l'as...

GEOPOLITICA DELLA PACE: Premessa

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Scrive Roberta De Monticelli: « Era come se fosse ormai sdoganato, nel linguaggio innanzitutto e poi negli atti, tutto ciò che viene prima dell’assetto civile delle società umane, che appartiene al loro strato più arcaico e tribale, anche se si scatena con la potenza di fuoco moderna e le bombe da una tonnellata, senza tregua né scampo per migliaia e migliaia di civili, donne, bambini, ogni giorno e ogni notte .» [1] Forse dobbiamo cambiare punto di vista. Non c’è, nel nostro inconscio collettivo, uno « strato più arcaico e tribale » che deve essere « sdoganato » perché in qualche modo soffocato dall’« assetto civile delle società umane ». Niente « viene prima » delle comunità. L’uomo solo, nella condizione descritta da Hobbes dell’homo homini lupus, non è mai esistito. E questo è peggio,  molto peggio; perché la violenza così concepita, la violenza politica è innaturale, definitivamente inumana. Quindi, questa assenza dell’arcaico tribale in noi, ci attribuisce una maggiore respon...

GEOPOLITICA DELLA PACE: per una Antropologia della Pacificazione

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  È noto che la democrazia, da Atene in poi, al suo interno, offre una condizione, se non proprio di pace a causa della insicurezza criminale, almeno di complessiva pacificazione politica delle relazioni sociali... ...è noto che la democrazia, che Rousseau giudicava « una repubblica che goda di buon governo » [1] ... ...è noto che la democrazia talvolta « si imbarchi in una guerra ingiusta » [2] . Paradossalmente la democrazia, nonostante generi, senza imporre, un costante processo di pacificazione tra i suoi cittadini, all'interno del network relazionale della propria nazione, è tuttavia belligerante nelle relazioni internazionali tra Stati, molte volte a torto. Come mai? È tutto semplicemente riconducibile alla singolare volontà di potenza? O ad un ostruzionismo di vicinanza, al fatto cioè che « soggetti agli inconvenienti dell'uno e dell'altro senza trovar sicurezza in nessuno dei due » [3] ? Si tratta del solito imperialismo delle democrazie, dettato da un loro sentim...