PILLOLE PER NON DORMIRE: 1 - VENEZIANI A TERRACINA

Sono pillole, piccole pillole per evitare di addormentarsi nella usuale ipocrisia delle cose che anestetizzano il senso critico e ci omologano nella prigionia di abusati luoghi comuni.
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Ho contestato Marcello Veneziani alla Conferenza del Terracina BookFestival.
Non la sua presenza naturalmente, ma i suoi contenuti che ho trovato profondamente noiosi, un discorso pedante su Dio, Patria e Famiglia, pieno di retorica e confuso dentro insuperabili contraddizioni. Alla fine mi è rimasta la inequivocabile sensazione di quanto bacucca e datata sia ormai una certa Filosofia Politica italiana. E non lo dico sul piano politico, ma sul piano filosofico.
Naturalmente si sono offesi gli organizzatori e qualche loro inopportuno e interessato scudiero, confusi tra il metodo e il contenuto, nonostante che io abbia espressamente dichiarato che facevano bene a proporci queste occasioni che rendono edotti su cosa non abbiamo più assolutamente bisogno. Come se, alla contestazione di un testo di un autore che pubblica con Mondatori, Feltrinelli, Rizzoli o Laterza, rispondesse offeso il suo editore. fino al paradosso assoluto degli opportunistici difensori indesiderati che dicono di non condividere Veneziani e si scagliano contro di me perché non condivido Veneziani. Aveva ragione Einstein, quando diceva che è più facile distruggere un atomo che alcuni pregiudizi.
I più ridicoli, però, sono certi cattolici che prima applaudono Veneziani quando sostiene che bisogna mantenere i confini per difendere la società, lo Stato e la legge (la forma avrebbe detto Kelsen) dall'uomo invasore e invadente, dall'altro, dallo straniero; e poi vanno a farsi la comunione che è il simbolismo estremo dell'accoglienza in sé del corpo dell'altro, oltre ogni forma, oltre ogni legge, oltre ogni Stato, oltre ogni società, come predica il cristianesimo.
Non è nemmeno un mistero.
È analfabetismo funzionale (ipocrita): semplicemente non capiscono (o non conviene capire) il significato dei simbolismi tradizionali che frequentano. Non hanno la forza e la capacità, come diceva Hegel, di assumere su di sé la fatica del concetto.
Un Cristo ci vorrebbe ancora: ma per loro!

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