TEORIA DELLE MUTAZIONI POLITICHE - Premessa


1. Premessa: IL DECALOGO DELLA MUTAZIONE POLITICA
dieci elementi fondamentali per la nuova teoria politica della società della comunicazione


Anche Nadia Urbinati[1], senza di me anche se dopo di me[2], ha scoperto il concetto di “mutazione politica”. Lei la chiama “mutazione antiegualitaria”. Entrambi abbiamo la stessa concezione del termine, in qualche modo mutuato dal lessico della biologia; sebbene io contesti che la sua natura sia di essere appunto antiegualitaria.

Distinguo tra mutamento e mutazione.

Per mutamento si intende un cambiamento del fenotipo sociale. Come e più dei singoli organismi le società hanno una serie di caratteri e di caratteristiche, come ad esempio l’aggregazione familiare, gli usi, i costumi e, in generale, i comportamenti sociali, che sono percepibili e osservabili. La sociobiologia contemporanea[3] distingue questi caratteri in fenotipi negativi, quelli che cadono in desuetudine e tendono a scomparire nel corso degli anni, e i fenotipi adattativi, quelli che si riscontrano nell’habitat, si propagano rapidamente come moda, restano come background culturale e si solidificano in tradizioni[4]. In ogni caso, il mutamento di una qualsiasi organizzazione è sempre un cambiamento fenotipico.

Per mutazione, invece, si intende un cambiamento del genotipo sociale. Infatti il cambiamento del genotipo non modifica i caratteri di una determinata organizzazione, ma la sua connotazione. Si tratta di un cambiamento dei geni sociali, di una trasformazione strutturale del DNA di una determinata società. Ad esempio, il modello di vita degli umani passa da migrante a sedentario, da agricolo a industriale, da fisico a bionico. Una mutazione cambia dunque definitivamente il corredo genetico di un contesto politico o di una determinata società.

I gruppi similari sono quelli che hanno lo stesso genotipo, pur avendo diverso fenotipo. In sociobiologia, ad esempio, la democrazia francese ha lo stesso genotipo dalla democrazia americana, pur avendo un diverso fenotipo. L’epigenetica insegna che con il tempo (cioè con la consuetudine, che consiste nel depositare in modo ricorrente energia-informazione da una funzione – fenotipo – ad una struttura – genotipo) è possibile che il fenotipo modifichi il genotipo di un qualsiasi soggetto vivente (sia esso organismo, organizzazione, sistema o network), come essenziale processo di adattamento all’ambiente. Se il soggetto vivente non si adatta rischia l’estinzione. Possiamo sostenere, dunque, che a cicli ricorrenti (e, in termini sociali, in intervalli di tempo decrescenti) un soggetto vivente qualsiasi è sottoposto a mutazioni genotipiche per contenere il surplus di energia-informazione (entropia). I mutamenti fenotipici (funzioni) trasmettono energia-informazione (entropia) al corredo genetico (struttura), nella dinamica relazionale tra se stessi, con l’habitat sociale (la rete) e l’ambiente naturale, per adeguarsi al processo di adattamento e garantire la propria sopravvivenza. Tutto questo avviene continuamente in soggetto vivente qualsiasi, sia esso un organismo o una organizzazione (nella forma di comunità, società, sistema o network).

La contestazione a Nadia Urbinati[5] consiste proprio nel fatto che, a mio avviso, quella antiegualitaria, dovuta alla rottura del compromesso socialdemocratico, non è una mutazione ma un mutamento, perché è soltanto un cambiamento fenotipico; un effetto, non la causa.

Ho individuato quattro, solo quattro[6] mutazioni nella storia dell’umanità, cioè di cambiamenti genotipici, e tutti scatenati sempre dallo stesso cromosoma, quello che porta più chiaramente di altri l’intera informazione genetica, l’unico in grado di governare, di equilibrare o squilibrare, il processo di adattamento: il potere. Con un linguaggio più evocativo le ho chiamate le quattro cosmogonie del potere, quelle mutazioni cioè che ridefiniscono interamente i nostri rapporti con l’universo, il cosmo delle regole e delle regolazioni, la complessità delle relazioni fenomenologiche in cui siamo immersi:
  • dalla conquista della posizione retta alle piramidi egiziane, l’avvento dell’ontopower, il potere ontologico della sopravvivenza, l’epoca della logica endofasica;
  • da Narmer, primo faraone della prima dinastia egiziana, alle grandi rivoluzioni americana, francese, inglese (e, forse, quella più distante e reattiva russa), l’avvento dell’egopower, il potere egocentrico dell’autorappresentanza, l’epoca della logica formale;
  • dalla rivoluzione industriale alla caduta del muro di Berlino, in soli duecento anni profondissimi di storia, in cui siamo passati (per traumi sconvolgenti) dal cavallo al missile, l’avvento del biopower, il potere del controllo della vita, la sua cura, la sua tutela, la sua gestione dalla culla alla bara, l’epoca della logica computazionale;
  • dal crollo delle mura e delle torri a noi, l’avvento dell’epipower, il potere epistemologico dell’autorappresentazione, la verità che produce realtà e anche la realtà che induce verità, la società della comunicazione e l’intelligenza collettiva, l’ologramma della conoscenza e le minacce di omologazione, l’epoca della logica quantistica.
Quattro, solo quattro mutazioni, in una dinamica del potere che è sempre la stessa: garantire la propria vita, dalla sopravvivenza (ontopower) alla cura (biopower), e governare l’ambiente, dalla rappresentanza (egopower), alla rappresentazione (epipower).

Quattro mutazioni fondamentali che hanno dotato l’umano di quattro dimensioni logiche fondamentali: la logica endofasica, la logica formale, la logica computazionale e la logica quantistica[7].

Quattro mutazioni che hanno fornito l’umano di quattro strumenti interpretativi fondamentali: la conoscenza, la razionalità, la coscienza e la ragionevolezza.

Quattro mutazioni che hanno generato quattro habitat sociali differenziati: la comunità, la società, il sistema e il network.

ooo/ooo


[1] URBINATI Nadia, La mutazione antiegualitaria, (a cura di Zampaglione Arturo), Laterza, Bari 2013
[2] CECI Alessandro, Cosmogonie del potere, Ibiskos Editrice Risolo, Empoli 2012; CECI Alessandro, Antropologia della sicurezza, Eurilink, Roma 2011
[3] WILSON O. Edward, La conquista sociale della terra, Raffaello Cortina Editore, Milano 2013
[4] Liliana Montereale ha individuato perfettamente come i fenotipi (che possono anche essere considerati funzioni sistemiche) trasportano energia in forma di informazioni (teoria cibernetica) ai genotipi (che possono anche essere considerati strutture). E lo fanno con i Conemi. Comunque vogliamo denominarli, resta il fatto che alcune funzioni depositano energia-informazione dentro alcune strutture, processo decisivo e centrale per l’intera epigenetica.
[5] URBINATI N., cit., 2013
[6] CECI A., cit., 2011 e 2012
[7] CECI Elvio, Quattro dimensioni di logica, in Schegge di Filosofia Moderna XIV, Gaeta 2014
[8] PASCOLI Giovanni, La mia sera, in Canti di Castelvecchio, Rizzoli, Milano 1983
[9] HARDT Michael e NEGRI Antonio, Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine mondiale, Rizzoli, Milano 2004
[10] RIESMAN David, La folla solitaria, Il Mulino, Bologna 2009

Commenti

Post popolari in questo blog

9 - EPISTEMICA DI JUNG

GEOPOLITICA DELLA PACE: Il governo degli "anticristo"

GEOPOLITICA DELLA PACE: Il caos planetario