ALESSANDRO CECI - Dal biopower all’epipower: trasformazioni dell’one Health

                                                               



                                                                “benché tu sia separato dalla Chiesa e dalla compagnia dei                                                                           Santi, tuttavia non sei separato dalla grazia di Dio”.

                                                                “Amico mio, Nostro Signore vuole che tu sia infetto da questa                                                                     malattia, e ti fa una grande grazia, quando ti vuole punire dei                                                                      peccati che hai commesso in questo mondo”.


Quando uno arriva a una certa età, vede meglio le follie in cui siamo quotidianamente immersi e, più di tutto, vede i cambiamenti, le trasformazioni, mutamenti e mutazioni. È un compito difficile e non ci riesce senza abilità. George Orwell amava ripetere che “per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo”[1]. Almeno ci vuole una grande esperienza.

Qualche giorno fa, una signora anziana, mi ha chiamato alle 11.00 di sera, preoccupata dalle informazioni mediatiche che una guerra scoppiasse nel salotto di casa sua. Una signora sola, di fronte ad un evento molto più catastrofico di ogni sua preoccupazione, nella certezza di non poterlo fronteggiare, di subirlo, un dramma che ti avvolge, che ti sconvolge che ti travolge, immateriale, impercettibile, invisibile, occulto. Quella paura è vagante nell’area, si respira e inquina come un virus. È una nuova forma di minaccia al «One Health», a un nuovo tipo di «One Health»: la salute non necessariamente fisica, non soltanto biologica, ma psicologica, direi cognitiva. E noi non lo riusciamo a comprendere fino in fondo, lo percepiamo ma non lo capiamo per il solito problema di non saper cogliere le evidenze piuttosto che le eccezioni, il problema più grande che abbiamo per l’intelligence nella società della comunicazione.

Non vediamo quello che abbiamo sotto il naso. E questa incapacità di vedere il visibile è la minaccia più forte della dimensione olistica del «One Health». Infatti, se avessimo una visione complessiva dei complessi problemi scientifici, se fossimo meno concentrati sulla eccessiva e fuorviante competenza della super-specialistica disciplinare e specificamente del problema sanitario, come chiedeva insistentemente Karl Popper, forse avremmo una cognizione più realistica dei fenomeni esistenziali. Forse vedremmo meglio le cose che sono sotto il nostro naso. È la modificazione del «One Health» nel passaggio dal biopower all’epipower.

Si sa, almeno chi è interessato sa, che nei miei corsi universitari di antropologia, ho considerato la fitness evolutiva della società umana sulla base della funzione del potere.
Il potere è il fatto sociale totale[2] delle varie realtà umane, di tutte le comunità, le società, i sistemi e oggi dei network, in cui da sempre è vissuto l’umano.
Il paradigma interpretativo è stato proposto, per la prima volta, dalla poliedrica intelligenza di Bertrand Russell, secondo cui il potere sta alle scienze sociali come l’energia alla fisica. Nessuno può capire alcuna società senza il concetto di potere giacché: “Le leggi della dinamica sociale possono essere enunciate soltanto in termini di potere, non in termini di questa o quella forma di potere”, perché “Il concetto fondamentale della scienza sociale è il potere, allo stesso modo che nella scienza fisica il concetto fondamentale è quello di energia”[3]. Russell, dunque, sosteneva che, così come non si capisce nulla di fisica senza il concetto di energia, non si capisce nulla di scienze sociali senza il concetto di potere.


Se il potere, per riprendere una fortunata espressione di Marcel Mauss, è un fatto sociale totale che orienta la struttura delle nostre organizzazioni sociali, noi possiamo suddividere la nostra fitness evolutiva in quattro grandi mutazioni. Mutazioni e non mutamenti.


La differenza tra mutazioni e mutamenti è semplice[4]: i mutamenti sono modificazioni del fenotipo sociale, piccoli cambiamenti che non modificano la composizione logica della struttura sociale; le mutazioni invece sono modificazione del genotipo sociale, grandi cambiamenti che trasformano decisamente la composizione logica della struttura sociale. Queste grandi mutazioni, questi cambiamenti strutturali della logica dei nostri habitat, per me, sono stati solo 4.

3 li abbiamo vissuti, 1 lo stiamo vivendo.


Noi siamo qui, nel passaggio strutturale dal biopower all’epipower, dalla società industriale alla società della informazione e, rispetto al «One Health», dalla assistenza sistemica[5] del welfare alla connessione comunicativa dei network. Cambia l’habitat e, se il «One Health» è una conseguenza dell’Habitat, cambia il «One Health».

Come cambia?

Certamente se ne è accorta l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha definito integrato e unificante l’approccio «One Health», contro la dimensione specialistica della conoscenza così avulsa dalla natura effettiva degli ecosistemi.

E allora?

Perché si insiste ancora di più sulla segmentazione della conoscenza, sulla “lobotomizzazione cognitiva”[6], cioè culturale e/o del pensiero a causa della specializzazione – come lo chiamava Edgar Morin per criticare la frammentazione del sapere e il riduzionismo della società moderna - difronte a pandemie che derivano dalle relazioni di habitat, comprensive di piante, animali, persone e addirittura tecnologie che generano sfide sanitarie globali, di ordine zootecnico, alimentare, climatico, fisico psichico ed anche culturale?

Per Edgar Morin la lobotomizzazione cognitiva è una delle forme della anestetizzazione delle coscienze, la frammentazione che blocca il pensiero critico iper-specializzando e burocratizzando la conoscenza. Questa prigionia dei compartimenti stagni fa perdere la capacità di vedere la complessità del mondo. La segmentazione del sapere moderno è la più emblematica forma di cecità intellettuale totalmente contraria all’approccio olistico del «One Health» che invece vuole collegare, connettere con connessioni entanglement le diverse conoscenze. Infatti, l’approccio olistico del «One Health» è di carattere essenzialmente relazionale, concentrato sul legame intrinseco con l’habitat sociale di riferimento. Ovunque, invece, noi insistiamo di fatto a consultare esperti di segmenti di conoscenza, senza alcuna metodologia di ordine interdisciplinare, multidisciplinare e addirittura transdisciplinare.

Perché?

Come sempre, è una questione di potere, per me.

Allora, la continua insistenza nell’interpretazione, di fatto, del paradigma «One Health» dal punto di vista specialistico, nonostante la sua essenza sia transdisciplinare, è una questione di potere.

C’è un altro aspetto che, alla fine, ci riporta alla dinamica sociale, anzi alla mutazione sociale spinta dalla funzione del potere. Noi parliamo di mutazione quando cambia la struttura logica dell’organizzazione sociale. Questa struttura logica è passata dalle comunità alle società, dalle società ai sistemi ed ora sta passando dai sistemi ai network. Corrispondentemente abbiamo acquisito quattro diverse dimensioni logiche: la logica endofasica, costruita sul principio di analogia; la logica formale, costruita sul principio di coerenza; la logica computazionale, costruita sul principio dialettico; la logica quantistica costruita sul principio probabilistico.

Questo è il punto. «One Health» ha un principio di riferimento Olistico[7], il cui significato scientifico consiste nel considerare l’intero è più della somma delle sue parti. Noi siamo stati formati dalla concettualizzazione del riduzionismo che, al contrario, prende l’intero, lo interpreta dividendolo in parti e ne studia le proprietà per cercare di capire la sostanza del tutto. L’Olismo ci dice invece che dobbiamo imparare a considerare il tutto perché analizzare le parti non basta, che l’intero ha un significato in più. «One Health» ha una dimensione olistica. La logica quantistica, che stiamo acquisendo in questa mutazione dal biopower all’epipower, ha una dimensione olistica.



Volete un esempio recentissimo?

In Siberia, a Irkutsk, nella parte Sud della Russia asiatica, una ragazza di 28 anni, una giovane ricercatrice che lavorava in un istituto sulla peste di Shelekhov, Darya Shipilova è morta per una forma di peste polmonare: Yersinia pestis. Non riusciamo a sapere nulla: è morta per un incidente di laboratorio che si occupa di studiare batteri o di creare armi biologiche? Siamo davanti a un nuovo paziente zero? Ci sono altri casi? Sappiamo però le autorità locali hanno posto in quarantena tre ospedali di Irkutsk e l’ospedale pediatrico Ivano-Matreninskij, oltre all’ospedale di Shelekhov. Perché? perchè i ceppi di Yersinia pestis sono più pericolosissimi per l'ambiente, specie se, come si ipotizza, siano stati modificati geneticamente per renderli più virulenti e resistenti agli antibiotici.

Vedete come il potere della conoscenza, l’epipower, si mischia con le strategie politiche di gestione e di occultamento. Non tanto per la produzione di armi battereologiche, la cui applicazione è equivoca e poco gestibile, nel senso che una volta utilizzate inquinano tutti, anche la popolazione del potere che le applica. Piuttosto per occultare i dati, i livelli di consapevolezza e dei dati in cui il rischio medico/biologico si mischia con la paura politico/sociale.[8]

Non possiamo sapere nulla senza un paradigma olistico. Per quarant’anni e più, abbiamo buttato soldi alla produzione di armi nucleari, senza considerare che non potevano essere utilizzate perché la nube tossica, come un virus batterico, inquina e uccide anche il territorio degli artefici e i suoi stessi cittadini. Senza una mentalità olistica sfugge la dimensione reale dei problemi. «One Health» ha una dimensione olistica.


L’epipower implica una logica quantistica che ha una dimensione olistica.

Il biopower non era così, era riduzionistico, si occupava della cura dei singoli corpi per annullare la diversità delle vite singolari. Il biopower era il prodotto di una società sistemica, frazionata, finalizzata al controllo della micro dinamica della vita.

L’epipower è olistico, si occupa dell’habitat oltre che della vita dei singoli cittadini. In questo senso non necessariamente è positivo. Un potere olistico è impercettibile, non indirizzabile e per certi versi, non definibile. Basta una piccola, piccolissima norma, una regola apparentemente insignificante per cambiare definitivamente l’habitat complesso e complessivo. Proprio come un virus devastante. Un piccolo, piccolissimo, impercettibile e indefinibile cambia definitivamente l’habitat complessivo, la cura necessaria, l’ambiente sociale. Occorre una logica quantistica, olistica, per governare l’energia del potere e l’energia sociale per una vita generalmente salubre.

Noi proveniamo da una connotazione del potere, studiata approfonditamente da Michele Foucault[9], tipica della seconda società industriale, mostrata interamente nella sua evidenza con il Welfare State. Ci si riferiva al potere sui corpi, più precisamente al modo con cui il potere controllava la vita biologie delle persone, come si diceva allora, l’uomo era protetto e controllato dalla culla alla bara, in una sua unica microfisica che utilizzava la salute e lo sviluppo biologico per disciplinare la specie umana. Si tratta di un potere che non necessariamente ha un centro decisionale che ne determina l’applicazione. Il controllo dei corpi c’è sempre stato nella storia, dagli egiziani a noi. In questo caso, nel caso della teoria di Foucault, è il corpo di ogni persona che interpreta e trasporta il potere, è una rete comportamentale diffusa di rapporti che si sviluppano dentro ogni relazione umana, dentro piccoli meccanismi quotidiani attraverso le persone, che lo esercitano e lo subiscono dentro istituti e istituzioni disciplinari come scuole, carceri, fabbriche e ospedali.

Il potere-energia che stiamo vivendo è il potere di “progressiva trasformazione dell’uomo in un ingranaggio della macchina da lui stesso creata”[10]?

Siamo sicuri?

A me sembra un giudizio approssimativo, ricorrente, usuale, quasi un pregiudizio.

A me sembra che il problema fondamentale non sia tanto l’introduzione della tecnologia nel nostro habitat complessivo e la sua consecutiva trasformazione. È un problema che si verifica da sempre e a cui siamo antropologicamente abituati. Non è il problema della accelerazione, come indicato da Raimond Aron quando faceva notare che, con la società industriale, da Giulio Cesare a Napoleone, per circa 2000 anni di storia, siamo andati da Roma a Parigi sempre con gli stessi mezzi, sugli stessi percorsi, negli stessi tempi; mentre da Napoleone a noi, in soli 200 anni di storia, andiamo da Roma a Parigi in aereo senza nemmeno essere imperatori[11].

Nemmeno è la questione trattata da Hofstandeter[12] della destrutturazione dei metalivelli spazio/temporali entro cui siamo abituati ad articolare la nostra presenza nel mondo.

Credo che il problema non si nemmeno la stretta interazione con le macchine che reclama una nuova educazione, come dico io, una wetware pedagogy; una nuova dimensione della conoscenza «One Health», il problema fondamentale è la fusione uomo/macchina/habitat, la simbiosi che riguarda gradualmente primariamente gli aspetti cognitivi dell’umano, specie quelli epistemologici relativi alla scissione simbiotica tra verità e realtà. Questa è e sarà sempre di più la potenza energetica dell’epipower.


Dieci anni fa, che in considerazione dei ritmi odierni è un’epoca siderale, Marco Pizzuti, sosteneva che sta cambiando perfino “l’uomo così come lo conosciamo oggi”[13], a causa “dell’irreversibile processo d’integrazione tra uomo e macchina attualmente in atto”[14].

Ecco la geniale intuizione di Bertrand Russell che vedeva nel potere l’energia di ogni organizzazione sociale. Come l’energia: da un lato, la paura di macchine sostitutive, di una tecnologia di appropriazione (quasi di furto) della nostra intelligenza e che “rappresenta una grave minaccia per la libertà e la privacy di ciascuno di noi”[15], che può avere il controllo totale su di noi, sulla nostra posizione, sul nostro posizionamento, sul nostro corpo, sulle nostre emozioni e sulle nostre ragioni, che “controlla il conto in banca o legge il campo elettromagnetico dei nostri pensieri”[16]; dall’altro, «One Health», le infinite possibilità delle nostre relazioni, la capacità di accrescere e incrementare la nostra corporeità, la nostra resistenza, la nostra resilienza, le nostre limitate facoltà fisiche e cognitive.

Si tratta di una differenza ben descritta Marco Pizzuti, raffigurativa della potenzialità raggiunta dalla tecnologia: “Oggi, invece, le persone che hanno subìto un’amputazione degli arti possono comandare le proprie protesi robotizzate con il solo pensiero grazie alle sensibili antenne di un dispositivo che capta gli impulsi elettromagnetici cerebrali e poi li converte in comandi in codice binario per le macchine”[17].

Questa è la più chiara ed evidente dimostrazione della impossibilità di comparazione tra l’uomo e la macchina. La macchina può solo tramutare impulsi di vario tipo in codice binario, in un algoritmo, solo in una dimensione logica, la logica computazionale. In un sono verso, nel suo universo tecnologico. L’uomo, invece, in ogni attimo della sua vita agisce in un multiverso, assemblando cioè quattro dimensioni logiche corrispondenti a quattro mutazioni dell’habitat a causa di quattro mutazioni della struttura del potere. L’uomo, in ogni attimo della sua esistenza, utilizza contemporaneamente, sebbene di volta in volta con diverse composizioni, la logica endofasica, formale, computazionale e quantistica. Il nostro multiverso destinato ad estendersi per ogni mutazione di habitat, acquisizione di dimensioni logiche aggiuntive apprese dalla fenomenologia dell’esistente. Le macchine non hanno mai appreso una dimensione logica endofasica, basata sull’analogia, e, tecnicamente, sebbene facciano di conto con velocità stratosferiche, nemmeno una dimensione logica formale basata sul principio di non-contraddizione.

Conoscono la dimensione della logica computazionale e non siamo certi ancora se riescono ad operare in base ad una logica quantistica.

La nuova concezione di «One Health», dunque, consiste nella individuazione del punto di equilibrio e cura tra i 3 elementi che costituiscono il nostro wetware:
L’umano, che tecnologicamente allontana la morte e allunga la vita, per sé stesso e per gli altri con la sua biologica capacità autopoietica, in grado di essere autopoietica, cioè di generare il diverso;
La tecnologia che, umanizzandosi, acquisisce sempre più conoscenza e coscienza autoreferenziale, cioè in grado di generare solo se stessa;
La società, il nostro habitat estensivo, che diventa sempre più interconnesso, a differenza di quanto si dice, sempre più conviviale, dunque sempre più accogliente.

Marco Pizzuti, raffigurativa bene la potenzialità, la potenza, il potere raggiunto dalla nuova condizione di wetware: “Oggi, invece, le persone che hanno subìto un’amputazione degli arti possono comandare le proprie protesi robotizzate con il solo pensiero grazie alle sensibili antenne di un dispositivo che capta gli impulsi elettromagnetici cerebrali e poi li converte in comandi in codice binario per le macchine”[18].

Vorrei concludere considerando che il nuovo «One Health», questa energia, questo potere nuovo che deriva dalla simbiosi wetware tra habitat, umano e tecnologia, ha come obiettivo, non soltanto la cura, ma la convivialità. Ivan Illich, con la sua concezione troppo religiosa e fideistica, sosteneva che la società è conviviale quando lo strumento non supera l’umano. Può essere una regola conclusiva per noi. Qualsiasi sia il «One Health» in cui vivremo, dovrà essere conviviale o non sarà, un habitat in cui lo strumento non potrà superare l’umano perché l’umano è autopoietico[19], cioè in grado di generare la sua diversità adattabile, mentre la tecnologia è autoreferenziale[20] in grado di generare soltanto sé stessa, sebbene a diversi livelli di efficienza, con incapacità di essere adattabile alle mutazioni strutturali.



ooo/ooo

[1] In MONTANARI T., La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, Feltrinelli, Milano 2026
[2] MAUSS M., Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche., Einaudi, Torino 2002
[3] RUSSELL B., Il Potere. Una nuova analisi sociale., Feltrinelli, Milano 1967
[4] Norberto Bobbio considera diversamente le categorie di mutamento, mutazione e rivoluzione. Mutazione e mutamento sono considerate sostanzialmente la stessa cosa [“Il problema che considero ricorrente e che tratto quest’anno per la prima volta (e l’ultima…) è quello che gli antichi chiamavano «mutamento» o «mutazione», cioè il passaggio da una forma da una forma di governo all’altra.” BOBBIO N., Lezioni di filosofia politica, Donzelli Editore, Roma 2021, pag. 9. ] Bobbio considera la rivoluzione come un “mutamento radicale, che non è soltanto un mutamento delle istituzioni, ma un mutamento della società e addirittura dell’uomo, donde la nascita dell’uomo nuovo.” BOBBIO N., cit. 2021, pag. 10. Noi possiamo fare meglio.
[5] “relazione di cura” come l’ha definito Liuva Capezzani. CAPEZZANI L., La relazione di cura medico-paziente. Cosa c'è ancora da sapere, Linea Edizioni, Milano 2018
[6] MORIN E., La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore, Milano 1999; MORIN E., Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore, Milano 2015
[7] Il termine Olisitico è stato proposto per la prima volta da Jan Smuts, Primo Ministro dell’Unione Sudafrica una prima volta dal 1919 al 1924 e successivamente dal 1939 al 1948, filosofo e militare, che intendeva, con questo termine una futura epistemologia ed è stato tradotto come il "tutto è in ogni cosa, e viceversa", per trasmettere un'idea di globalità e di complessità. SMUTS J.C., Olismo ed evoluzione, BES Edizione, Milano 2026
[8] Le notizie si rincorrono, così come i timori. E di certezze ce ne sono ancora poche. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «ha chiesto ulteriori informazioni per chiarire la causa della grave polmonite, il patogeno che ha reso necessarie le misure di sanità pubblica e le notizie diffuse dai media riguardo a una seconda persona con polmonite di origine sconosciuta - scrive su X il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus -. La condivisione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni, prevista dal Regolamento sanitario internazionale, è fondamentale per chiarire notizie contrastanti e consentire una valutazione accurata dei potenziali rischi per la salute pubblica». Finora le autorità sanitarie russe hanno informato l'Oms dell'avvio di un'indagine epidemiologica, dell'attuazione di misure di prevenzione e controllo e del fatto che i contatti della donna sono stati sottoposti a osservazione medica e test diagnostici. Secondo Marco Rubio «Spetta alla Russia fornire maggiori informazioni su quanto accaduto».
[9] FOUCAULT M., Nascita del biopotere. Corso al College de France (1978-1979), Feltrinelli, Milano 2015
[10] PIZZUTI M., Evoluzione non autorizzata, Punto d’Incontro, Vicenza 2016
[11] ARON R., Il ventesimo secolo, Il Mulino, Bologna 2003
[12] HOFSTANDETER D., Gödel, Escher, Bach. Un'eterna ghirlanda brillante., Adelphi, Milano 1990
[13] PIZZUTI M., cit. 2016
[14] PIZZUTI M., cit. 2016
[15] PIZZUTI M., cit. 2016
[16] PIZZUTI M., cit. 2016
[17] PIZZUTI M., cit. 2016
[18] PIZZUTI M., cit. 2016. Questa è anche la più chiara ed evidente dimostrazione della impossibilità di comparazione tra l’uomo e la macchina. La macchina può solo tramutare impulsi di vario tipo in codice binario, in un algoritmo, solo in una dimensione logica, la logica computazionale. In un sono verso, nel suo universo tecnologico. L’uomo, invece, in ogni attimo della sua vita agisce in un multiverso, assemblando cioè quattro dimensioni logiche corrispondenti a quattro mutazioni dell’habitat a causa di quattro mutazioni della struttura del potere. L’uomo, in ogni attimo della sua esistenza, utilizza contemporaneamente, sebbene di volta in volta con diverse composizioni, la logica endofasica, formale, computazionale e quantistica. Il nostro multiverso destinato ad estendersi per ogni mutazione di habitat, acquisizione di dimensioni logiche aggiuntive apprese dalla fenomenologia dell’esistente. Le macchine non hanno mai appreso una dimensione logica endofasica, basata sull’analogia, e, tecnicamente, sebbene facciano di conto con velocità stratosferiche, nemmeno una dimensione logica formale basata sul principio di non-contraddizione. Conoscono la dimensione della logica computazionale e non siamo certi ancora se riescono ad operare in base ad una logica quantistica.
[19] MATURANA H. e VARELA F., Autopoiesi e cognizione, Marsilio, Venezia 2001
[20] LUHMANN N., Introduzione alla teoria dei sistemi, Pensa Multimedia, 2018

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