Indice
Prefazione: la formula magica
Fazione:
a) libero arbitrio senza libertà
b) libertà senza libero arbitrio
c) libero arbitrio senza arbitrio
d) arbitrio senza libero arbitrio
Postfazione: la formula scientifica
Bibliografia
b) libertà senza libero arbitrio
c) libero arbitrio senza arbitrio
d) arbitrio senza libero arbitrio
Postfazione: la formula scientifica
Bibliografia
Allegati: brani antologici
Prefazione: la formula magica
Er frutto de la predica
Er frutto de la predica
(29 novembre 1834)
Letto ch’ebbe er Vangelo, in piede in piede
Quer bon padre Curato tanto dotto
Se piantò co’ le chiappe sur paliotto
A spiegà li misteri de la fede.
Ce li vortò de sopra e poi de sotto:
Ciariccontò la cosa come agnéde;
E de bone ragione se ne diede
Più assai de sei via otto quarantotto.
Riccontò ‘na caretta de parabole,
E ce ne fece poi la spiegazzione
Come fa er Casamia dopo le gabbale.
Inzomma, da la predica de jeri
Gira che t’ariggira, in concrusione
Venissimo a capì che so’ misteri.
Così indicano VAILATI e CALDERONI – Il pragmatismo ed i vari modi di non dir niente, in Rivista di Psicologia V – 9
Letto ch’ebbe er Vangelo, in piede in piede
Quer bon padre Curato tanto dotto
Se piantò co’ le chiappe sur paliotto
A spiegà li misteri de la fede.
Ce li vortò de sopra e poi de sotto:
Ciariccontò la cosa come agnéde;
E de bone ragione se ne diede
Più assai de sei via otto quarantotto.
Riccontò ‘na caretta de parabole,
E ce ne fece poi la spiegazzione
Come fa er Casamia dopo le gabbale.
Inzomma, da la predica de jeri
Gira che t’ariggira, in concrusione
Venissimo a capì che so’ misteri.
Con stupefacente realismo fotografa una scenetta serale di un’umile famiglia: "...e doppo cena, 'n ora de sgoccetto e appena visto er fonno ar boccaletto: ‘na pisciatine, 'na sarvereggina e in zanta pace se n'annamo a letto", o anche un conclave: “li cardinali se ne stanno arriccorti cor barbozzo inchiodato sur breviario come tanti cadaveri de morti'' o, ancora, un'omelia: "inzomma, dalla predica de jeri, gira che t'arrigira, in corcrusione, venissimo a capì che so'....misteri”.
Sono lieto di essere chiamato ad interloquire su un tema così insignificante come quello del “libero Arbitrio”.
Discutere di un problema insignificante ha sempre un certo fascino, specie se, come in questo caso, non si tratta di una mera speculazione barocca.
Tutt’altro.
Sebbene insignificante sul piano logico ed epistemologico, la teoria del “libero Arbitrio” è profondamente rilevante e praticamente determinante sul piano politologico (filosofia della politica e scienza della politica).
Il titolo stesso che ci ha chiamato in quest’aula (“Il libero arbitrio oggi: da categoria dello spirito a concetto scientifico”) descrive interamente l’iter, direi meglio l’exscursus, del potere, questo mutante, dentro le sue stesse configurazioni: dall’ontopower all’egopower, dal biopower all’epipower, così come le ho già descritte in altra sede.
Io sosterrò infatti che il concetto di “libero arbitrio” è una proposizione vuota dal punto di vista logico, una proposizione falsa dal punto di vista epistemologico, una proposizione vera, utile, addirittura necessaria, alla legittimazione e alla istituzionalizzazione del più grande e affascinante organizzazione del potere tirannico e totalitario che si sia mai esercitato in terra: il potere onnicomprensivo su corpo e sulla mente, sui pensieri e sui desideri della Chiesa Cattolica. E sosterrò che l’affermazione della democrazia come forma di governo nota è stata possibile, in Grecia e da noi, proprio grazie alla disarticolazione e alla distruzione della formula magica del “libero arbitrio”.
Sono dunque lieto che mi sia stato concesso di tornare a parlare dei due temi che hanno sempre travolto la mia vita, quella vissuta e quella pensata: la scienza e la politica. E sono molto più grato a chi mi permette di riaffermare l’indissolubile valore dei due termini, associati e/o scissi, in quest’epoca di pervasiva affermazione dell’epipower: il potere epistemologico nella società della comunicazione.
Una proposizione è vuota quando non ha alcun valore semantico. “Epimenide il cretese diceva che tutti i cretesi sono bugiardi” è l’esempio storico più noto ed emblematico di una proposizione vuota.
“Affermando che un termine sta in un certo rapporto con un altro termine, non saremo mai ben certi che questo rapporto dei due termini implichi relazioni fra i dati empirici dei due termini corrispondenti. Può darsi che nel passaggio dalla assunzione dei due termini alla formulazione della proposizione conclusiva, i nomi si siano vuotati del loro significato, assumendo, ad esempio, nel corso del ragionamento, note contraddittorie. Non potremmo mai sapere se la proposizione abbia senso o se non abbia senso la proposizione vuota di contenuto empiricamente prevedibile, e se l’ha, quale sia precisamente il senso dell’affermazione contenuta in essa.”
Così indicano VAILATI e CALDERONI – Il pragmatismo ed i vari modi di non dir niente, in Rivista di Psicologia V – 9
e
LOMBARDO Giovanni Pietro e FOSCHI Renato, La psicologia italiana e il novecento, Franco Angeli, Milano 2008, pag. 128
Una proposizione è falsa quando, per seguire perfino l’epistemologia di Popper che è la più relativista di tutti:
Fazione:
a) libero arbitrio senza libertà
Una proposizione è falsa quando, per seguire perfino l’epistemologia di Popper che è la più relativista di tutti:
Sostengo che il concetto di “libero arbitrio”, che pure ha contribuito a sostenere una noiosa disputa tra luterani e cattolici nel permanente passato-presente della religione, è una formula magica, letteralmente insignificante. Tuttavia si tratta di una formula utile, per certi versi fondante, del potere temporale della Chiesa Cattolica; indispensabile per esercitare il proprio tirannico dominio e per sottoporci costantemente all’umiliante destino dell’ostaggio che vive in simbiosi con il suo rapitore. Sostengo che si tratta di un vero e proprio illusionismo che Una proposizione è falsa quando, per seguire perfino l’epistemologia di Popper che è la più relativista di tutti:
- è falsicata, cioè senza alcuna corrispondenza ai fatti;
- e quando non è falsificabile, cioè senza alcuna possibilità di essere criticata.
Induce condizioni opposte a quelle che professa: proclama la libertà di vivere sotto l’arbitrio di Dio. Nel frattempo ci ha insegnato la esaltazione della prostrazione, quella volta che trasgredendo abbiamo disobbedito, e quindi peccato, la mortificazione del pentimento e il godimento del perdono. L’arbitrio ha occultato il fatto inequivocabile che proprio la trasgressione è una delle forme in cui la libertà si manifesta. Ma quanta libertà quotidianamente abbiamo dovuto perdere per realizzare il desiderio perverso di un Dio che chiede al padre di sacrificare il figlio alla sua venerazione e che, con una ossessionante tortura psichica, ferma quella mano solo quando si è convinta a sferrare il colpo fatale? E se Dio, allo stesso modo, non avesse fermato questa volta la mano della Franzoni, la morte del piccolo Samuele sarebbe un sacrificio o assassinio? La libertà di realizzare l’arbitrio di Dio, la sua feroce volontà di autoesaltazione, sarebbe l’estremo atto di sacrificio o un peccato mortale?
Le Sacre Scritture sono infestate delle prove psicopatiche di Dio, ripetute in modo ossessivo contro tutti i suoi servi. Rispetto a queste costanti repliche del potere assoluto applicato per provare il livello di asservimento dei suoi sudditi Il concetto di libero arbitrio è una mistificazione, una falsa interpretazione del testo per togliere a Dio la responsabilità del male. L’argomento è di una banale semplicità: se il mondo è l’espressione della volontà di Dio, il male del mondo è una parte di Dio. Più correttamente per lutero, come si sa, l’uomo non può in alcun modo agire per liberare la propria anima e quindi la questione era piuttosto quella del “servo arbitrio”. Ma la chiesa cattolica è una organizzazione politica che deve mantenersi con bende (colpe e peccati) e prebende (opere di redenzione che la maggior parte delle volte sono opere finanziarie).
Per garantirsi un sostegno economico e l’esercizio del proprio potere temporale, la chiesa ha dovuto necessariamente togliere ogni responsabilità diretta a Dio e anche ogni suo arbitrio. Allora era più comodo trasferire l’arbitrio della condanna o della salvezza alla sua amministrazione in quanto istituzione e gravare ogni persona del peso insopportabile di una responsabilità che non gli compete. In sintesi, verso la fine del XV secolo, vedendo minacciata la funzione mediatrice tra l’uomo e Dio attraverso i sacramenti a causa delle pressanti contestazioni di Martin Lutero, La chiesa, per usare una espressione di Joseph Schumpeter, come al solito ha cercato di “rimediare al danno recitando formule magiche” [1].
Fazione:
a) libero arbitrio senza libertà
Prima, soltanto qualche sporadico e sprovveduto visionario, come Dante Alighieri, aveva posto il problema del libero arbirio. Ma, fino a che la discussione non ha assunto una effettiva dimensione di scontro politico era sostanzialmente sfuggita al controllo teologico. L’umanesimo stava crollando e con esso il concetto di Homo faber ipsius fortunae (Ognuno è artefice della propria fortuna). La chiesa pensava di continuare a governare serena, finché i protestanti non minacciarono la sovranità del potere ecclesiastico. C’era l’urgenza di un criterio di legittimazione. Serviva una teoria indispensabile per legittimare il proprio dominio sul corpo e sull’anima. Il libero arbitrio fu la formula magica.
Erasmo da Rotterdam, invitato ripetutamente a prendere posizione sul luteranesimo, si decise a scrivere una opera per definire la posizione nei confronti del problema della libertà dell'uomo e quindi della sua responsabilità di fronte a Dio e, in fine, del suo rapporto con la Chiesa cattolica.
Erasmo pensava che:
- il libero arbitrio fosse il «potere della volontà umana in virtù del quale l’uomo può sia applicarsi a tutto ciò che lo conduce all’eterna salvezza, sia, al contrario, allontanarsene.»[2];
- il libero arbitrio permane ancora nell'uomo, che se ne dota quando rimedia, con il battesimo, alla sofferenza e i danni subiti a causa del peccato originale;
- che, se l’uomo non esercita il libero arbitrio è per sua colpa, per la sua abitudine al peccato e per l’immensa massa delle sue mancanze.
- che il libero arbitrio è una grazia offerta da Dio all'uomo affinché egli scelga il bene;
- che sono proprio gli ammonimenti e biasimi, le minacce di castighi ed elogi dell'obbedienza presenti nelle Sacre Scritture ad indicare la facoltà di accettare o rifiutare liberamente la grazia divina offerta agli uomini;
- diversamente da quanto sostiene lutero, cioè che l’uomo non è libero da Dio ma è autonomo dalla chiesa, Erasmo sostiene che l’uomo è libero da Dio ma non autonomo dalla chiesa, che è l’espressione terrena della Grazia divina.
Dunque questa è la formula magica: il bene è la volontà di Dio, l’uomo è libero soltanto di realizzare il desiderio di Dio che, alla fine di tutto, si esprime nella Grazia amministrata dalla Chiesa come unica istituzione divina in terra.
ESEMPIO:
Il padre alza nelle sue braccia il figlio che ancora non sa camminare, che cade e che fa degli sforzi disordinati; gli mostra un frutto posato davanti a lui; il bambino vuole correre a prenderlo, ma la sua debolezza è tale che cadrebbe se il padre non lo sostenesse e guidasse.
È quindi solo grazie alla conduzione del padre (la Grazia di Dio) che il bambino arriva al frutto che sempre suo padre gli offre; ma il bambino non sarebbe riuscito ad alzarsi se il padre non l’avesse sostenuto, non avrebbe visto il frutto se il padre non glielo avesse mostrato, non sarebbepotuto avanzare senza la guida del padre, non avrebbe potuto prendere il frutto se il padre non glielo avesse concesso.
Cosa potrà arrogarsi il bambino come sua autonoma azione?
Malgrado nulla avrebbe potuto compiere con le sue forze senza la Grazia, ha pertanto fatto qualcosa.
Ho scelto di presentare la teorizzazione di Erasmo da Rotterdam, non perché non vi siano altri autori che hanno trattato il tema del Libero Arbitrio. Anzi. Molti prima e dopo se ne sono occupati con dovizia di argomenti e di considerazioni. Tuttavia Erasmo, per molti versi ed anche rispetto al tema che stiamo trattando, rappresenta una svolta per la storia della Chiesa. Egli fu certo un riformatore dei costumi e della morale e, nel dibattito contemporaneo, la polemica sostenuta con Lutero appare di secondaria importanza rispetto alle altre sue opere. Forse questo è vero sul piano teologico e filosofico, ma non è vero certamente sul piano politico. Le argomentazioni sul libero arbitrio di Erasmo sono state le fondamenta su cui la Chiesa ha costruito la sua legittimazione politica nel corso degli anni successivi. È stata la svolta restauratrice di un potere temporale che la modernizzazione e più ancora la secolarizzazione stavano decisamente distruggendo. Lutero, invece, rappresentava la vera innovazione modernizzatrice e la sua etica protestante stava demolendo l’edificio della istituzione politica e il potere crudele del cattolicesimo con il suo “servo arbitrio”. Erasmo offre la soluzione, diremmo oggi, la piattaforma politica per la supremazia ecclesiastica e papalina. Restaura le fondamenta della curia dal profonde crepe che il bombardamento della predicazione luterana e calvinista aveva generato. Il libero arbitrio è stato il cemento di questa ristrutturazione, la linfa nuova di un potere caratterizzato solo dalla corruzione e dalla tortura. La responsabilità delle più grandi corruzioni sono da attribuirsi all’arbitrio di quell’uomo che amministrava quel giorno il potere temporale di Dio in terra.
Si tratta certo sempre di individui singoli e troppo spesso singolari.
La Chiesa, in quanto organizzazione istituzionale della fede è, sempre e per sempre, comunque immune dal peccato di chi l’amministra e di chi è amministrato. L’intoccabilità delle parrocchie e il dominio dei sacerdoti è assicurata. Ed è pure assicurato l’asservimento al peso della propria responsabilità e del peccato dei propri fedeli. In tutta la successivaerano pronte per generare lo spirito del capitalismo, come poi Max Weber spiegherà. Lutero elaborazione il libero arbitrio fa da base alle decisioni assunte e alla legittimità del potere temporale.
Alla fine, se seguiamo la articolazione teorica inaugurata strumentalmente da Erasmo distinguiamo il concetto unitario di Libero Arbitrio secondo 4 accezioni:
- teologica: In campo religioso il libero arbitrio implica che la divinità, per quanto onnipotente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui;
- etica: nell'etica questo concetto è alla base della responsabilità di un individuo per le sue azioni: persona è libera di fare le sue scelte, ma questa libertà è molto più impegnativa e vincolante;
- logica: concezione stocastica della dinamica dei fenomeni in cui diversi criteri interpretativi corrispondono a diversi presupposti logici. Ciò si contrappone alle varie concezioni deterministiche secondo le quali la realtà è in qualche modo predeterminata (destino);
- scientifica: l'idea di libero arbitrio determina un'indipendenza del pensiero inteso come attività della mente e della mente stessa dalla pura causalità scientifica.
Fazione:
b) libertà senza libero arbitrio
Ma veniamo a noi, al libero arbitrio dei nostri giorni.
Il libero arbitrio, come lo interpretiamo noi, nasce, secondo Sarte [3], da Cartesio. Nell’accezione moderna il libero arbitrio è “la libertà all’atto di giudizio” [4].
Cartesio è il primo a scindere la libertà dall’arbitrio.
La prima differenziazione cartesiana, dunque, è che la libertà è politica e l’arbitrio è scientifico. Egli sceglie per sé, naturalmente, l’arbitrio scientifico e introduce 3 elementi essenziali per aiutarci oggi a comprendere meglio il tema che stiamo trattando, cioè il passaggio dalla dimensione religiosa (dove la soggettività umana è funzione della volontà divina) alla dimensione scientifica (dove la volontà divina è funzione della soggettività umana [9]) del libero arbitrio.
I 3 elementi essenziali, che troveremo sempre successivamente in tutte le espressioni del pensiero, sono:
- In ambito scientifico, un fenomeno (quindi anche l’uomo) non è libero ma autonomo;
- Il metodo con cui si decodifica un fenomeno (quindi anche l’uomo) è la logica e, nello specifico, la logica matematica;
- La tecnica che ci permette di affrontare la verità è quella di non affermarla, di comprenderla individuando l’errore o la falsità (piuttosto che la giustezza), la scoperta della verità con le “prove negative” della verità.
1. In ambito scientifico, un fenomeno (quindi anche l’uomo) non è libero ma autonomo;
Libertà = la mia essenza (I) dipende dalla mia esistenza (v) {I = f(v)}
Autonomia = la mia esistenza (v) dipende dalla mia essenza (I) {V = f(i)}
“Non c’è nulla che sia interamente in nostro potere se non i nostri pensieri; per lo meno intendo il termine pensiero come faccio io, come comprendente tutte le operazioni dell’anima, così che non solamente le meditazione e le volizioni, ma persino le funzioni del vedere, dell’udire, di determinarsi a un movimento piuttosto che a un altro ecc…, poiché dipendono da esso, sono dei pensieri” [10].
“Essere liberi non è affatto poter fare ciò che vuole, ma volere ciò che si può” [11]
“Con quanto ho detto non ho affatto voluto intendere che le cose esteriori non siano per nulla in nostro potere, ma soltanto in quanto possono seguire il nostro pensiero, e non assolutamente né interamente, poiché vi sono altre potenze fuori di noi che possono impedire l’effettuazione dei nostri progetti” [12].
2. Il metodo con cui si decodifica un fenomeno (quindi anche l’uomo) è la logica e, nello specifico, la logica matematica;
È il livello più alto del pensiero cartesiano e credo io della epistemologia moderna. Vediamone i passaggi:
La tecnica che ci permette di affrontare la verità è quella di non affermarla, di comprenderla individuando l’errore o la falsità
3 - La tecnica che ci permette di affrontare la verità è quella di non affermarla, di comprenderla individuando l'errore e la falsità (piuttosto che la giustezza), la scoperta della verità con le "prove negative" della verità:
- la reale autonomia dell'uomo avviene esclusivamente in quanto egli è nulla. Se Dio è infinta pienezza d'essere, l'uomo sfugge a lui a causa della sua finitezza, del suo limite, a causa della negazione di sé;
- poiché l'ordine delle verità esiste al di fuori di me di me, ciò che mi definirà come autonomia non è l'invenzione creatrice, è il rifiuto, cioè la mia capacità di dire no, di non determinarmi ad agire e ad affermare;
- il dubbio è la rottura del contratto con l'essere, investe tutte le proposizioni che affermano qualcosa al di fuori del nostro pensiero;
- in questo modo l'uomo può uscire dall'universo e osservarlo dall'esterno, poichè le cose esistono tramite il mio pensiero solo se afferma che questa estraneazione è la centralità assoluta dell'uomo. C'è un ordine del vero perchè l'uomo è libero e viceversa la libertà dell'uomodi affrancarsi e di pensare garantisce la presenza di un ordine vero;
- l'eternità di ogni istante del nostro pensiero dimostra che l'uomo non è affatto un essere di natura. contro l'onnipotenza del genio maligno e di Dio, egli può ostentare la sua nullità: basta un semplice no, senza corpo, senza ricordi, senza sapere, senza persona;
- l'epressione di questo rifiuto è "dubito ergo sum, vel, quod idem est, cogito ergo sum".
Fazione
c) Libero arbitrio senza arbitrio
Se seguiamo la concezione teorica di Cartesio consideriamo, in tutti i casi, comunque sbagliato definire il concetto di Libero Arbitrio come la libertà di ogni persona di scegliere ogni cosa, perché la libertà non è arbitraria ma regolamentata. l'accezione di libero arbitrio che attribuisce la possibilità di essere arbitri di noi stessi è apocrifa dal punto di vista religioso: giacché noi potremmo anche essere liberi di scegliere, DIo ci potrebbe anche aver donato la possibilità di poter decidere de nostro destino, ma non siamo in alcun modo arbitri. Per la Chiesa cattolica, fautrice del libero arbitrio come negazione artificiosa della assoluta e infinita debolezza di Dio. Il giudizio finale, l'arbitrio ultimo delle nostre azione è Dio. L'uomo non è mai arbitro di sè, come sostenevano invece i luterani deterministici che consideravano gli individui impossibilitati a compiere scelte perchè ogni azione è predeterminata prima della loro nascita (predestinazione o servo arbitrio).
Concludiamo distinguendo il concetto di libertà secondo 4 accezioni:
- FENOMENOLOGICA: o dell'essere;
- PSICO-LOGICA: o del pensiero;
- POLITICA: o del fare;
- EPISTEMOLOGICA: o del dire
LA LIBERTA' E' CONDIZIONE
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