2.1 - Democratica Identità Aristotelica

 Questo libro è stato scritto nel 2016. Lo ripropongo, non più in versione cartacea ma nel blog, suddiviso in capitoli, naturalmente aggiornati ed estesi. Alla fine di questo percorso, chi è interessato, avrà potuto leggere discutere ed avere il testo intero migliorato dalla ulteriore ricerca e dal vostro contributo. 






ipotesi di democrazia prima della società della comunicazione

I Greci del V secolo a.C., o anche prima e dopo, non intendevano per politeia tutto ciò che riguardava la politica, tutti i fattori influenti, tutti gli argomenti derimenti, tutti i fenomeni interagenti; ma solo la connotazione civica, “ciò che hanno in comune i cittadini”, come è scritto in un frammento di Trasimaco[1]. Diremmo noi oggi, con una accezione latina derivante dalla cultura politica romana, l’idem sentire di una comunità, di una società, di una città, di una polis, de republica.

Non tutto, dunque, ma quel nucleo difficilmente definibile nella sua interezza “che appariva giusto alla comunità politica e perciò determinava il modo in cui i suoi membri controllavano gli affari comuni[2].

Per questo motivo Aristotele – coerentemente alla sua tradizione scientifica[3] – riteneva che la politeia fosse “il criterio che meglio esprime l’unità della polis in quanto identifica ciò che i cittadini hanno scelto di avere in comune ed è perciò senz’altro preferibile a criteri che si riferiscono a costituenti materiali della polis, quali il territorio e la stirpe[4].

Era analizzando la politeia che si poteva capire una polis e la sua struttura giuridica. Ogni costituzione infatti era giustificata – diremmo oggi legittimata – dalla sua politeia. Ogni azione politica veniva condivisa o contestata in relazione alla politeia di quella determinata polis.

Coerentemente con la sua impostazione logica, Aristotele individua come “indicatori connotativi” della politeia di una determinata polis “la nozione di giustizia politica (il dikaion) e il dispositivo di cittadinanza[5].

Perché?

Perché solo due indicatori, giustizia e cittadinanza, e non anche altri come ad esempio la libertà, che invece sta totalmente dentro il dispositivo di cittadinanza nella sua eventualità?

Intanto, in primo luogo, appunto per la sua eventualità; e cioè: che possono esserci Costituzioni e leggi che non contemplano la libertà e che sono altrettanto salde. Anzi, a dire il vero, 2 delle 3 categorie politiche Aristoteliche (o 6 se si considerano le loro rispettive degenerazioni[6]), il governo di uno (dittatura), il governo di pochi (aristocrazia), o il governo di molti (democrazia), non contemplano una libertà piena; addirittura, nessuna libertà nella dittatura, una libertà ristretta nella aristocrazia, una libertà controllata nella democrazia.

Poi, ed è a mio avviso il punto principale, perché gli indicatori connotativi sono anche denotativi. Che significa? Significa, come diceva Hannah Arendt, che la politica “nasce nell’infra e si afferma come relazione[7]. La politica nasce da una relazione con l’altro, non all’interno dell’individuo, ma nell’infra, nello spazio relazionale che si determina tra me e l’altra persona. Uno spazio che non è mai un vuoto, ma è pieno delle idee e dei progetti politici.

Questo rapporto, questa relazione rimasta oscura per secoli, oggi è a tutti noi evidente con il temine connessione: sono le linee di connessione che si determinano tra i poli della immensa rete sociale, tra i poli del network di umani che noi siamo. È lì che nasce la politica nella cultura greca e per noi oggi.

Il network delle relazioni sociali è stato oscurato in molti secoli (in omaggio alla gerarchia fondamentalista del potere), ma non era ignoto ai greci che proprio in quel dominio relazionale individuavano gli indicatori della politeia.

La politeia conteneva la cultura politica dei popoli e su di essa venivano edificate (spesso dal nulla) intere polis. Giustizia e cittadinanza sono indicatori relazionali, meglio, indicatori connettivi in grado di denotare le leggi, le costituzioni e l’organizzazione del potere politico.

È questo il motivo per cui ancora ai Greci ci rivolgiamo quando vogliamo recuperare la nostra cultura politica e, di più, la nostra identità democratica. Perché i Greci, ed Aristotele più di tutti tra loro, avevano una idea moderna della politica, una chiara idea della democrazia che, con tutte le modificazioni che ha subito, è rimasta identica negli indicatori di analisi di una determinata politeia; cioè identica nella utilizzazione degli indicatori connettivi relativi alla nozione di giustizia politica e al dispositivo di cittadinanza.

Gli animali eusociali che hanno conquistato la terra hanno realizzato, per sopravvivere, una rete, la rete della vita. Per noi è diventata evidente oggi, con il disvelamento tecnologico di internet, ma c’è stata da sempre ed, anzi, ha costituito ed ancora costituisce il vantaggio bio-sociale della nostra fitness evolutiva. Una rete sottoposta ad accelerazione permanente, anche se non necessariamente costante, grazie ai mutamenti indotti negli anni dalla tecnologia. Una rete che ha resistito, ed anzi si è rinforzata grazie a 4 salti dimensionali di stato, mutazioni strutturali che ne hanno cambiato la logica, la morfologia, la rappresentazione, la natura profonda.

Ma la politica è rimasta sempre lì perché il criterio con cui questa rete si connette o, se vuoi, la stessa connessione di rete che ci ha permesso di sopravvivere.

La politeia denota la tipologia del network che ci protegge.

La polis è la morfologia in cui il network relazionale della nostra eu-socialità si connota, la forma in cui abbiamo deciso di vivere.

Questa forma subisce dei mutamenti e delle mutazioni.

Per sopravvivere si adatta, cambia connotazione (la polis) e, molto più lentamente, può cambiare anche denotazione (la politeia) ma non cambia la connessione (politica).

Aristotele conosceva la funzione auto poietica della politica.

Se guardo la politica di oggi mi accorgo che questa preziosa connessione sociale non è più tutelata. La funzione auto poietica della politica nelle nostre città non c’è. La crisi della politica, se c’è, è questa davvero. E questa assenza è una profonda minaccia alla nostra sopravvivenza. Se saltano le connessioni saltiamo anche noi.

Voi credete che noi…

…questa attenzione all’altro, alla relazione genetica che crea plusvalenza culturale e che si solidifica in decisioni politiche che danno forma connotativa al nostro spazio di vita nella città, nella nostra città…

…voi credete davvero che noi tutto questo lo abbiamo imparato?

ooo/ooo

[1] DK, 85, Bˡ, Unn, 2000, pag.136
[2] STARUSS L., Natural rights and History, Cichago-London, 1971
[3] Si sa che Aristotele considerava la Politica una scienza del tutto particolare, che non riguardava “ciò che non può essere diversamente da come è”, ma una scienza nel senso che, riferendosi alla azione umana, è una cosa che, pur potendo essere diversa da ciò che è, tuttavia appartiene a “ciò che è eterno, come tutto ciò che è necessario in assoluto”.
[4] PODDIGHE Elisabetta, Aristotele, Atene e le metamorfosi dell'idea democratica, Carocci Editore, Roma 2014
[5] PODDIGHE E., cit., 2014
[6] che è un discorso che andrebbe fatto effettivamente rispetto al concetto di intervallo e che faremo un’altra volta
[7] ARENDT Hannah, Che cos'è la politca, Einaudi, Torino 2006

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