SOCIALISM LIFE 28 - potere senza proprietà

 Sostengono che la forza irrefrenabile del socialismo consiste nella sconnessione del potere proprietario, cioè nello scollegare il concetto di proprietà da quello del potere; un meccanismo infernale che ha caratterizzato tutte le religioni monoteiste e le cognizioni sociali dell'Occidente. 

Mi spiego. 

Non conosco alcuna cultura che distingue gli esseri umani tra di loro. 

Conosco una sola cultura, che li accomuna tutti sulla base del principio di similarità. 

Il principio di similarità si spiega così: gli esseri umani sono diversi l'uno dall'altro ma si distinguono dai cani, che a loro volta sono diversi l'uno dall'altro ma si distinguono dai gatti, diversi l'uno dall'altro ma distinti dai topi, dalle giraffe, dai Leoni, dai pesci  dagli elefanti e così via.

Conosco, dunque, una sola cultura che accomuna questi animali che circa 10 milioni di anni fa hanno conquistato la posizione eretta e trasformato due arti, le braccia e le mani, in strumenti tecnologici utili a forgiare le cose e a raccogliere oggetti piccoli e piccolissimi; una tipologia di viventi che si veste, che cucina, che comunica e che si adatta all'habitat circostante con eccezionale rapidità, acquisendone i connotati; un essere vivente che apprende la logica della fenomenologia esistente e la assorbe cognitivamente tramite il linguaggio, trasformandola in radicamento cognitivo tramite i miti e i riti delle proprie narrazioni.

La fenomenologia dell'esistente contiene infinite dimensioni logiche. 

Solo gli umani, tra i viventi noti, sono stati in condizione di assorbirne quattro: la logica endofasica che appartiene a tutti e si caratterizzano per il principio di analogia; la logica formale che è costituita prevalentemente dal principio di non contraddizione e dal sillogismo; la logica computazionale che si sviluppa secondo la dialettica del vero e del falso; oggi la logica quantistica la cui ragionevolezza non può prescindere dal principio probabilistico.

Nella fenomenologia dell'esistente ha in sé, probabilmente, indefinibili altre dimensioni logiche ma l'umano è riuscito ad assorbirne solo quattro: tre in più di tutti gli altri viventi noti.

Le differenze che notiamo tra di noi sono state prodotte dal nostro posizionamento, composto dal rapido adattamento all'habitat e dal linguaggio. Entrambi, rapido adattamento all'habitat e  linguaggio, interpretazione ed espressione hanno solidificato dimensioni logiche tramite miti e riti, educati dalle narrazioni che hanno indotto esempi e comportamenti ricorrenti, che hanno costruito gli archetipi collettivi - come diceva Jung - a cui facciamo costantemente e inevitabilmente riferimento. Per Jung, infatti, gli esseri umani condividono tutti un solo inconscio collettivo che si esprime attraverso archetipi, attraversso cioè le forme irregolari dell'immaginario. attraverso le strutture cognitive razionali e attraverso i comportamenti ragionevoli o istintivi.

Tra gli archetipi il più pericoloso e deleterio, che si è rafforzato con le religioni monoteiste e che ha travolto la cultura Occidentale greco-romana, è l'archetipo del potere proprietario.

Si intende per potere proprietario quel potere che considera cose e persone sua personale proprietà e, viceversa, quella proprietà sulle cose e sulle persona che attribuisce un potere assoluto: insomma la legittimazione del potere tramite la proprietà e la legittimazione della proprietà tramite il potere. 

Laddove si sono affermate le religioni monoteiste e nel capitalismo, che è la religione monoteiste del denaro, ha dominato e domina ancora questo archetipo collettivo devastante. Ovunque, dai rapporti affettivi alla gestione delle istituzioni, ciascuno è proprietà dell'altro ed esercita sull'altro il suo potere proprietario. nelle religioni monoteiste Dio ha potere su tutto perchè è suo proprietario; nelle relazioni monogamiche l'uno ha il potere sull'altro pechè è suo proprietario; il padre ha il potere sul figlio perchè è suo proprietario; lo Stato, una certa idea di Stato, ha potere sui cittadini perchè sono i suoi, perchè ne ha anche la proprietà.

La filosofia politica ed economica liberista ha legittimato questo composto malefico di potere e proprietà.

Il comunismo ne ha teorizzato (ma non praticato) la distruzione.

Esiste, tuttavia, la possibilità e la speranza che il Dio creatore non sia anche il Dio dominatore; che il compagno dell'uno non sia il padrone dell'altro; che la scelta dei liberi non si traformi mai nell'obbligo degli schiavi; che il padre condivida il godimento di vita del figlio come soggetto piuttosto che come oggetto del suo patrimonio; che lo Stato abbia un potere di regolazione e di regolamentazione per chiunque lo frequenti, un potere di vita e non una proprietà sulla vita.

Il socialismo ha voluto e vuole scindere la reciproca coniugazione, addirittura la simbiosi tra potere e proprietà. Avere una proprietà non significa necessariamente averne anche il potere e, viceversa, avere il potere non significa assolutamente averne anche la proprietà. La proprietà è una forma di radicamento sociale tramite gli oggetti. Il potere, come indicava Bertrand Russell, è energia sociale, il concetto di potere sta alle scienze sociali come il concetto di energia sta alla fisica. Ciascuno dei due, potere e proprietà, devono sopravvive, ma mai insieme, mai congiunti, mai connessi. Il socialismo vuole rompere questa simbiosi e scollegare il dispositivo perverso che tanti lutti ha addotto nella vita degli umani.

Questo è un significato in più per cui possiamo sostenere, a testa alta, che il socialismo è vita.

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