FILOSOFIA POLITICA: che kaos il chaos!
Direi così: il nuovo libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito è un "appicico", termine dialettale per indicare un caos, cioè un modo di mettere insieme tante cose affermate apoditticamente, non dimostrate, a cui credere per fede. Insomma: un kaos che denuncia il Kaos. E forse, paradossalmente, è il modo migliore: non far capire niente di un'epoca in cui non si capisce niente. Piuttosto che descriverlo, far vivere e percepire il kaos.
Prendiamo questa affermazione, scritta congiuntamente in prefazione: "Ciò che l’arte e la mitologia riescono a tradurre in immagine è l’attrito, sempre più marcato, tra luoghi sovrani, spazi imperiali e potenze globali tecno-economiche. Ciascuna di queste forme è in conflitto non solo con le altre, ma anche con sé stessa. Se gli Stati, per conservarsi, sono costretti a eccedere i propri confini, i grandi spazi lottano per l’egemonia mondiale, mentre la Tecnica svuota gli uni e gli altri di ogni effettivo potere. Ma neanch’essa è autosufficiente. Priva di energia politica, è incapace di pacificare i conflitti in corso in un nuovo assetto giuridico. Se può sfondare tutti i nomoi precedenti, non sa fondare un nuovo nomos.".
A parte il fatto che il nomos della Tecnica potrebbe essere proprio la distruzione di ogni nomos, la cui reazione, come scrisse Infantino, sono i sovranismi che diventano facilmente dispotismi. Ma non è nemmeno così perché, nelle società umane il nomos non può essere mai distrutto ma soltanto sostituito.
Il nomos è un termine proposto alla filosofia politica da Carl Schmitt e, in estrema sintesi, indica la concezione ispiratrice dell'ordine e della forma concreta del Politico in un determinato momento storico.
Lasciamo stare.
Però, dove vedete voi, in quale realtà geopolitica attuale esistono Stati che "per conservarsi, sono costretti a eccedere i propri confini"? Questi "grandi spazi" che "lottano per l’egemonia mondiale" si chiamano PIATTAFORME CONTINENTALI DI NAZIONALITÀ, almeno dal 2014, quando le abbiamo definite noi con una apposita pubblicazione. Naturalmente, non sono così presuntuoso da sperare che i due illustri filisofi l'abbiano letta; ma di fatto noi lo sappiamo e loro no. Sappiamo che non di kaos si tratta, ma di trasformazione, di transizione verso un mondo nuovo già presente, già tutto nel presente (la mia ultima pubblicazione si intitola per questo "Always in the Now "), in cui si affermano nuovi player globali della geopolitica.
E, ancor di più: forse "la Tecnica svuota gli uni e gli altri di ogni effettivo potere"; forse "neanch’essa è autosufficiente. Priva di energia politica"; forse non è ancora in grado di stabilire "un nuovo assetto giuridico"; ma non è affatto vero che "è incapace di pacificare i conflitti in corso".
Questo è ciò che non si vede, anche perché è immateriale: chi fa le guerre, alla fine, le perde. Perde Putin in Ucraina che avrebbe dovuto conquistare in tre mesi; perde Netanyahu in Palestina che avrebbe voluto annettere definitivamente; perde Trump in Venezuela perché è stato un banale furto concordato di petrolio; perdono insieme Trump e Netanyahu in Iran perché si dividono senza trovare una soluzione.
Chi fa le guerre le perde non perché conquista un lembo di terra in più o perché riesce a rapinare risorse ad un altro. Questo è sempre accaduto nella storia dell'umanità (tranne una volta: con l'Europa). Chi fa le guerre le perde perché, in un mondo in cui il nomos della Tecnica, dal World Wide Web agli automi (rifiuto il termine Intelligenza Artificale), si chiama interconnessione e integrazione. I bellicosi rompono le connessioni e non possono sostenere progetti di integrazione. Gli squali perdono rapidamente consenso perché sono inaffidabili. Perdono legittimità, che in geopolitica è il bene più prezioso e il potere più saldo.
Il potere della forza vale solo in "Star Wars". Nel mondo reale delle nuove tecnologie l'egemonia politica è il prodotto della connessione integrata che si realizza soltanto sulla base di una forte legittimità politica. Gli squali aggressivi del sovranismo e della forza dominante, essendo inaffidabili e dunque privi di legittimazione politica, restano soli e muoiono rapidamente. Sono facile profeta nell'affermare che alla fine di questo processo di transizione nel mondo, dal duopolismo (USA/URSS) al multipolarismo (PIATTAFORME CONTINENTALI DI NAZIONALITÀ), avranno maggiore Egemonia Politica (perché avranno conquistato legittimità) la Cina, che sta investendo sulle tecnologie (integrazione), e l'Europa, che ha sempre investito sulla governance (connessione).
Lo scenario che mi sembra più plausibile, nel medio periodo (dai 5 ai 10 anni) è l'affermazione del nomos "connessione integrata" che le nuove tecnologie stanno esaltando, anche perché quel nomos ha da sempre garantito la sopravvivenza e la fitness evolutiva dell'umano.
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