GEOPOLITICA DELLA PACE: un racconto di Kafka
Nel 1916 o forse nel 1917, Frank Kafka scrisse un breve racconto. Quegli anni possono essere classificati tra i più significativi della sua produzione letteraria. Sono gli anni della pubblicazione di "Metamorfosi", forse il testo più noto di questo innovativo e fantastico scrittore.
Il breve racconto a cui mi riferisco si intitola, in originale, "Auf der Galerie" e può essere tradotto in due modi in italiano: semplicemente "In Galleria" o più significativamente "Loggione".
Recita così:
" Se un'acrobata a cavallo, fragile, tisica venisse spinta per mesi senza interruzioni in giro nel maneggio sopra un cavallo vacillante dinanzi a un pubblico instancabile da un direttore di circo spietato sempre colla frusta in mano, continuando a frullare il cavallo, gettando baci, oscillando sulla vita, e se questo spettacolo proseguisse in mezzo al fracasso dell'orchestra e dei ventilatori nel grigio futuro che continua a spalancarsi sempre, accompagnato dall'applauso, che si estingue e poi torna ad ingrossare, di mani che sono veri martelli a vapore - forse un giovane frequentatore del loggione si precipiterebbe per la lunga scala, traversando tutti gli ordini di posti, nel maneggio, e griderebbe: Basta!"
TRADUCO:
1 - l'acrobata tisica è la guerra.
2 - il cavallo frustato e frullato rappresenta gli eserciti per definizione vacillanti.
3 - il pubblico instancabile siamo noi, utenti televisivi e mediatici.
3 - il direttore di circo spietato sempre colla frusta in mano rappresenta i leader politici artefici del conflitto.
4 - il fracasso dell'orchestra e dei ventilatori nel grigio futuro sono i commentatori, gli urlatori seriali dei video e del web.
5 - le mani che si gonfiano e si sgonfiano per gli applausi sono i tifosi dell'una o dell'altra parte.
6 - e il giovane sul loggione che capitombola sulla scala e i posti in prima fila è il movimento civile che protesta, manifesta e grida (o potrebbe gridare): BASTA!
Ora il geniale racconto di Kafka può essere riletto per capire che già allora parlava di noi.
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