GEOPOLITICA DELLA PACE: LA SCELTA DI LEONE XIV



Se con Francesco si era determinata una scissione, talvolta profonda, tra cristianesimo e cattolicesimo, cioè tra il messaggio di Cristo e la istituzione ecclesiastica, con Leone XIV questa scissione, da buon agostiniano, si ricompone.

Come?

Piegando la istituzione sul messaggio, la ecclesia sul significato, il cattolicesimo sul cristianesimo.

Papa Leone XIV sceglie di ricomporre la frattura e lo fa riportando tutti alla storia e alla parola di Cristo: al vangelo.

Tuttavia, questo ritorno alla parola è, in parte apparente, o meglio, in gran parte tattico: piegandosi alla parola di Cristo la Chiesa intera riconquista una fortissima legittimazione alla rappresentanza del messaggio: piegandosi sul cristianesimo, il cattolicesimo riacquista una funzione riconosciuta e principalmente riconoscibile. 

Con Francesco questa funzione era solo del Papa, quasi personale. 

Leone XIV sceglie che sia di tutta la Chiesa.

Solo che la ri-legittimazione di una istituzione è una fondamentale azione politica.

Resta il tema più importante: il vangelo e in generale il cristianesimo è un messaggio politico?

Cristo è o no " ...venuto a portare non pace, ma spada" [Matteo (10;34)]?

E quella di Prevost non è forse la spada più radicale e definitiva?

Dal mio punto di vista, senza la funzione politica del messaggio, il cristianesimo non ha alcun significato, non ha alcun senso. 

Il significato profondo del cristianesimo, nella sua essenza, cioè proprio come umanizzazione del divino, è un significato politico che Leone XIV ha scelto astutamente di mascherare, per riportare la Chiesa al suo valore primigeneo.

Il "potere della terra" lo sa, lo riconosce e teme il "potere in terra". 

Dunque, così come Cristo ha avuto contro i detentori del potere politico che si sentiva minacciato, Leone XIV ha contro Trump che si sente minacciato. 

Tecnicamente si chiama cleavage ed è inevitabilmente il destino di chi si occupa di politica.

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