GEOPOLITICA DELLA PACE: Jorney to the past?
Mi domando come mai, questi scienziati che tempestato le televisioni generaliste nostrane con giudizi e pregiudizi approssimativi e finalizzati, non abbiano notato che il presidente Trump, neo eletto, non abbia minimamente commentato l'autorizzazione concessa dal presidente neo dimissionato Biden al Presidente Ucraino Zelenskǰi relativamente al lancio di missili a lunga gittata sul territorio russo. Possibile che un silenzio così clamoroso roso sia sfuggito? Sarà stato distrutto dai festeggiamenti?
Il fatto che a me sembra evidente, sulla base di rudimentali competenze di intelligence e di conflittuologia, è che sia impossibile che Biden non abbia informato Trump.
Se c’è una cosa che cambia molto limitatamente nella politica dei paesi sono gli obiettivi di politica estera. Possono cambiare le tattiche e le strategie, ma gli obiettivi degli Stati, specie se si tratta di Stati con una fortissima influenza sulle dinamiche globali, cambiano pochissimo, talvolta in modo propagandistico, ma sul piano concreto degli obiettivi politici, quasi per nulla.
Io credo che Biden abbia semplicemente aperto la porta, potendo assorbire politicamente l’equivoco essendo decaduto (ma non ancora scaduto), a due precisi obiettivi della politica estera di Trumpe degli USA.
1 . La mediazione.
Succede sempre così quando qualcuno vuole portare sul tavolo della trattativa qualcuno che è più resistente: lo si mette nella condizione di più alta difficoltà possibile, per poi mediare. I russi hanno di fronte la minaccia, che non diventerà mai una realtà, di ricevere un missile di lunga gittata sul Cremlino. Non avverrà la minaccia esiste. Sarebbe un dramma per la popolazione russa, a cui sono state nascoste finora le immagini più dure della guerra e, come viceversa accadde in Vietnam, i corpi dei militari morti che tornano a casa. Questa minaccia è una condizione strategica di forte rilevanza politica, una condizione che realizza la situazione da cui Putin ha sempre dichiarato di voler sfuggire: il posizionamento delle batterie missilistiche di fronte al confine russo, in grado di minacciare direttamente la capitale russa.
A questo punto la possibilità di portare i russi ad una soluzione del conflitto, visto che l’altra parte Ucraina è già sotto il controllo politico e militare degli USA, è possibile, addirittura molto probabile.
Quindi credo che questa situazione sia stata sostanzialmente concordata. Anche perché è una decisione, è una autorizzazione che realizza un altro elemento fondamentale della politica estera americana: la estraneazione degli alleati. Nessuno è stato avvisato e, nonostante ci sia una comunità politica a sostegno della Ucraina nella guerra, è bastata l’autorizzazione degli USA, soltanto degli USA, per cambiare la complessiva condizione di equilibrio militare. Gli altri vengono considerati subalterni e la NATO sostanzialmente emarginata.
Restano i dominus storici.
2. Il riposizionamento
Gli Stati che dominavano all’epoca del Balance of Power, in un mondo che è decisamente cambiato, cercano di riproporre il proprio dominio di prepotenza. Conviene agli USA favorire decisamente il riposizionamento in un ruolo di influenza internazionale della Russia di Putin, perché questo legittima il proprio.
Sono ambizioni dichiarate ripetutamente che, nonostante gli inutili sforzi, a mio avviso, non torneremo più, Non esiste più la logica dei blocchi.
Allora, il sistema bipolare della sicurezza si fondava prevalentemente sulla dimensione militare, i confini (controllati ognuno da una superpotenza), erano netti e ben controllati e l’equilibrio era basato sulla dissuasione nucleare e sul comune interesse. Ciò di cui si parla oggi è perfettamente identica. Si parla di una sicurezza reciproca ancora militare. Si parla di un accordo sostanziale tra Stati Uniti e Unione Sovietica che, ora come allora, con la scusa (giustificazione) di evitare un confronto diretto, impongono una reciproca supremazia. Ora come allora si dice di minacciare e/o temere una aggressione nucleare.
In realtà, si trattava di ricostruire il vecchio gioco a “somma zero” in cui ogni superpotenza agisce come se fosse ogni volta una reazione all’iniziativa avversa, ma non necessariamente avversaria.
Se questa decisione è stata presa per ritornare ad una situazione di stallo, caratterizzata dalla corsa agli armamenti, magari ad una nuova generazione di armamenti che sono possibili proprio perché la vecchia giacenza missilistica è stata consumata in Ucraina, è una decisione illusoria.
La logica degli Stati satelliti, attorno ai due blocchi contrapposti, è ormai definitivamente abrogata.
Se i Russi e gli Americani sono d’accordo ancora oggi a mostrare i loro muscoli fatto di missili a lunga gittata, senza testate nucleari, questo non terrorizza nessuno, in un ordine geopolitico definitivamente modificato.
3. Impossibile Jorney to the past
Allora, il continuo braccio di ferro fra i due blocchi contrapposti garantiva, paradossalmente, un sistema internazionale stabile, prevedibile e globale. La guerra era infatti limitata in quanto ciascuna superpotenza assicurava l’ordine all’interno del proprio blocco.
Oggi, nella transizione degli equilibri internazionali, la guerra locale e circoscritta, è tollerata. La morte, addirittura il massacro, è tollerato, talvolta giustificato.
Il sistema internazionale ha perso, così, la sua capacità di autoregolazione, l’instabilità è aumentata e si sono moltiplicati i disordini. La maggiore consapevolezza di appartenere ad una razza o ad un gruppo religioso non ha fatto altro che inasprire i fenomeni razziali, i conflitti etnici, culturali, nazionali e accentuare il fondamentalismo e l’integralismo religioso (soprattutto islamico). Queste tensioni fra etnie e religioni, destinate, in futuro, ad esplodere in maniera sempre più violenta, sono la risposta nazionalista al processo di omologazione culturale imposto dalla stessa globalizzazione.
Alla staticità del mondo bipolare, basato sul controllo militare e territoriale, si è sostituita la dinamicità di quello multipolare in cui sono centrali la dimensione psicologica e quella economica. All’ordine e alla pace che aveva caratterizzato il sistema bipolare si sono sostituiti il disordine internazionale, l’instabilità dei sistemi politici, economici e sociali, un’elevata frammentazione territoriale e un aumento dei conflitti a livello regionale e locale.
Con l’avvento della globalizzazione, l’ordine mondiale è diventato sempre più interdipendente e globale, i confini fra interno ed esterno sono meno netti e la politica interna, al contrario di quello che avveniva prima, condiziona quella estera.
Il sistema mondiale è multipolare con poli regionali integrati raccolti intorno a potenze leader, come gli Stati Uniti, la Germania, la Cina, l’India, il Giappone e la Russia. In realtà, come fanno notare molti studiosi, più che sistema multipolare si dovrebbe parlare di sistema unipolare poiché gli equilibri internazionali sono quasi completamente incentrati sugli Stati Uniti.
La globalizzazione è, però, contrastata da due fenomeni.
Il primo è costituito dai fenomeni di integrazione macroregionale, ovvero la creazione di macro-aggregati regionali tra Paesi aventi lo stesso livello di sviluppo (come nel caso dell’Unione Europea) o tra regioni ricche e regioni in via di sviluppo.
Il secondo è costituito dalla tendenza al regionalismo, al localismo e, quindi, alla frammentazione. Questi ultimi dovuti all’indebolimento della coesione interna degli Stati e al diffondersi di conflitti etnici.
Anche la geopolitica è mutata.
Lo spazio geo-politico da fisico, territoriale, militare e orizzontale è diventato multidimensionale, culturale, economico, finanziario, verticale e globale. È diventato anche uno spazio virtuale. Alla geopolitica e geostrategia si sono sostituite la geoeconomia, la geofinanza, la geoinformazione. Gli aspetti economici prevalgono su quelli territoriali, lo scontro si sposta dal campo politico e strategico a quello della competizione economica, divenuta sempre più feroce, e degli scambi commerciali globali.
Il processo di globalizzazione ha toccato ogni aspetto della vita quotidiana: economico, politico, culturale, informativo, delle comunicazioni. L’economia globale ha creato dei notevoli dislivelli di reddito fra le diverse aree del pianeta. L’integrazione economica e finanziaria su scala mondiale ha, infatti, accentuato le disuguaglianze e i conflitti socio-economici. Anche l’informazione è globale, il progresso tecnologico, soprattutto nel campo delle telecomunicazioni e dei trasporti, ha subito un’accelerazione e ha ridotto le distanze territoriali, e in questo contesto le potenze più progredite, capaci di monopolizzare il campo dell’informazione e della comunicazione e di sfruttarle a proprio vantaggio, prevalgono sulle altre.
La sicurezza non è più solo militare ma multidimensionale, dinamica e globale. Le minacce che si presentano sono molteplici e diversificate. La potenza degli Stati non si misura più in termini di dominio territoriale diretto ma in termini di influenza, soprattutto culturale. Il nuovo sistema di sicurezza va basato sulla combinazione tra soft power, inteso come capacità di influenzare la società di un altro Paese attraverso il proprio potere politico, economico e comunicativo e, quindi, la propria forza culturale, e hard power, ovvero l’esercizio di un’influenza diretta e coercitiva di tipo militare e politico su un altro Stato.
Gli attori internazionali sono aumentati e si sono diversificati. Accanto alle organizzazioni internazionali, che durante la Guerra fredda erano state in grado di influenzare le dinamiche tra i due poli contrapposti, e che in questo nuovo contesto hanno mostrato i loro limiti, troviamo organizzazioni non governative, con forte potere mediatico. Tra i nuovi attori troviamo, poi, il terrorismo transnazionale (soprattutto quello di matrice islamica), che rappresenta una minaccia non solo per gli Stati ma per la stessa globalizzazione economica e culturale, e anche la criminalità organizzata. Quest’ultima è dotata di un notevole potere economico (derivante dal traffico di armi e di droga) e militare e costituisce quindi una delle principali minacce all’ordine nazionale e internazionale.
Conclusione
Se la possibilità di lanciare reciprocamente missili di lunga gittata, sulla pelle delle reciproche popolazioni, è, come penso, un jorney to the past, un viaggio nel passato, questo viaggio ben piastrellato è indirizzato verso l’inferno.
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