GEOPOLITICA DELLA PACE: il pregiudizio al potere


Questa mattina, al solito stupefatto risveglio, pensavo che ciò che è davvero scomparso nel mondo è la dimensione internazionale, quella che ultimamente veniva percepita come globalizzazione, sostituita dalla esaltazione folle della propria autoaffermazione.

Le guerre che stiamo drammaticamente vivendo sono ancora guerre nazionaliste, sono una orribile estremizzazione dell'autoaffermazione di sé che domina in realtà in quasi tutti i paesi. Prima gli italiani, prima gli americani, prima i francesi, perfino prima gli austriaci o gli ungheresi. Assistiamo muti e, per certi versi impotenti, alle diverse forme di autoesaltazione, alla riproposizione della città chiusa del nazionalismo bieco contro la città aperta della politica planetaria.

Non mi stupisce il comico paradosso del "prima", cioè che se tutti devono arrivare prima, chi è che deve arrivare dopo? Dunque, se tutti devono arrivare "prima", "prima" non arriva nessuno. La cosa è stupida in sé e quindi non è troppo pericolosa.

Né mi stupisce il fatto che si dica continuamente che bisogna arrivare o stare "prima degli altri" ma non si dice in che cosa. Non si può certo essere "prima" in tutto. Un esempio altrettanto paradossale è proprio quello relativo alla immigrazione. La preoccupazione più grossa sono gli immigrati perché devono venire PRIMA GLI ITALIANI. Allora, per far primeggiare gli italiani, si pensa PRIMA (o solo) agli immigrati e, dopo aver sistemato loro in qualche lager occasionale o programmato si pensa (se ci si pensa) agli italiani.

Tutto questo non mi preoccupa perché fa parte della comicità di certa narrazione politica.

Mi preoccupa invece che questa "autoaffermazione di sé" si esprime, si mostra e si dimostra, SOLO con la forza e quasi sempre degenera in violenza.

Non è più soltanto rifiuto dell'altro, del diverso, del dissenso.

È sopraffazione.

L'autoaffermazione di sé, individualista ed escludente, è sempre, in ogni situazione, in qualsiasi dimensione, una forma di sopraffazione.

Il 6 novembre terrò una relazione a Torino su PREGIUDIZIO E POTERE.

Mi sono chiesto: sarà questa una nuova forma di potere del pregiudizio o, peggio ancora, del pregiudizio al potere?

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