MUSCULAR AMERICA - lo scontro tra Supremazia e Egemonia nel mondo
di Alessandro Ceci
02/03/2026
Lo sconcerto che molti analisti mostrano, sulle ragioni
dell’accelerazione e dell’attacco israelo-americano all’Iran, sono a loro volta
sconcertanti. Di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, il fatto che non si
siano cercate degli argomenti complessivi di interpretazione della evoluzione
delle relazioni internazionali, è in sé veramente deludente. Si girano e
rigirano le diverse ipotesi, per cercare di capire cosa accade e perché.
I moventi relativamente all’attacco in Iran sono tanti
e chiaramente espressi da tanti esperti che valutano le diverse partite in
atto. I moventi riguardano le micro-azioni, cioè azioni circoscritte nel tempo
e nello spazio. Elenchiamone alcuni molto chiari:
1 – il cambio del regime o un cambio nel regime per associare,
l’Iran ai paesi assoggettati e condizionati alla volontà americana e, per
interposto tutore, israeliana;
2 – il controllo delle fonti energetiche e petrolifere, per
avere una supremazia americana sugli approvvigionamenti e controllare la forza
di tutti gi altri;
3 - la produzione
nucleare iraniana, non tanto per la produzione della bomba atomica, argomento
finalizzato al superamento del vincolo giuridico nei confronti del Parlamento
statunitense a cui spetta la responsabilità della decisione di una operazione
di guerra;
4 – il sostegno ad Israele per il controllo complessivo
dell’area e la riduzione della forza iraniana nel sostegno alle organizzazioni
militari e paramilitari, specificatamente di Hamas e degli Hezbollah;
5 – sradicare ciò che resta della Palestina dai suoi sostegni
esterni nel mondo arabo, avendo già inserite alcune nazioni di quei paesi
nell’esproprio del Board of Peace;
6 – allargare il cleavage, cioè la frattura, la contrapposizione
tra il mondo sunnita e il mondo sciita per rafforzare la presenza politica
delle nazioni filoccidentali;
7 – favorire la sostituzione interna del ceto politico
dominante, riunitosi improvvidamente tutto insieme in una riunione generale per
decidere sugli accordi e sulle prospettive belliche;
8 – qualche interesse privato della famiglia Trump di cui avremo
prossimamente contezza;
9 – il pagamento di Trump a Netanyahu per aver avuto concessioni
alla costruzione del proprio Resort a Gaza;
10 – mostrare agli americani la forza della loro nazione e del
loro leader prima delle elezioni per il rinnovo del parlamento a novembre.
Altri moventi si possono aggiungere a piacimento, presi dagli
analisti e dalle loro intuizioni.
Ciò su cui noi siamo concentrati da anni[1], sono le
motivazioni, che possiamo ridurre a tre e sono tutte perfettamente
integrate.
1 – Se non si parte dall’assunto che le relazioni internazionali
stanno cambiando strutturalmente con l’avvento di nuovi player globali, in
quelle che noi abbiamo chiamato Piattaforme Continentali di Nazionalità, si
comprende poco delle azioni, delle tattiche e delle strategie talvolta non
decodificabili anche agli stessi protagonisti. Le guerre in corso,
emblematicamente quella Russa/Ucraina, devono essere tutte considerate come
guerre di assestamento territoriale, della presenza e dei confini di questi
nuovi player globali continentali. Già nel 2014, quando scrivemmo il libro che
denunciava la trasformazione della struttura delle relazioni internazionali e
l’avvento delle Piattaforme Continentali, ne individuammo chiaramente una
decina divise in 3 tipologie: quelle formate, quelle in formazione e quelle che
si formeranno.
Tra quelle formate ne indicammo 4: USA, Russia, Cina, Europa e
India.
Tra quelle in formazione indicammo altre 4: il mondo
arabo/mussulmano nella dimensione del vecchio Grande Califfato,
approssimativamente dalla Turchia al Marocco; il Sud America, nel potenziamento
dell’organizzazione USAN – Union of South American Nations – che allora
appariva crescente sotto la spinta del Brasile; Canada, con precisi interessi
sulla vicina Groenlandia; Australia.
Quella che avrebbero dovuto iniziare ancora il processo di
formazione era la Piattaforma Continentale dell’Africa centro-meridionale,
forse guidata dalla crescente potenza del Sud Africa.
Altre nazioni ci sembrava che restassero fuori, per ora, da
questo processo, come il Giappone, ad esempio, o il Pakistan, poiché non
avevano ancora una dimensione continentale.
2 – Perché questa riformulazione delle relazioni internazionali?
Perché, questo sostenemmo, la dimensione economica globale era cambiata. Non
eravamo più in società industriali. Il motore economico era la propensione al
consumo. le prime dieci imprese del mondo erano (e sono) quasi tutte imprese
dedite al micro-consumo di massa. Il problema principale dell’occidente era (ed
è) la conquista della propensione al consumo degli altri, delle aree del mondo
in cui enormi popolazioni devono ancora cominciare a consumare, a generare e
controllare la spinta all’acquisto di massa. L’Europa, costruita da sempre sul
metodo marginal-funzionalista di Jean Monnet e Robert Schuman, tenta di
conquistare l’altrui spinta al consumo con l’egemonia politica della
governance. Gli USA lo fanno da sempre (tranne dopo la II guerra mondiale con il
piano Marshall) con la Supremazia politica retta dalla forza capitalistica e
militare. La Piattaforma Continentale di Nazionalità con la propensione al
consumo più pronta ad essere utilizzata è indubbiamente quella del grande
Califfato arabo-mussulmano, dove la ricchezza c’è già, grazie al petrolio, ma
non è distribuita. L’unico Stato con un ceto medio più ricco e maggiormente
aperto agli scambi commerciali è quello dell’Iran e quindi non può essere
alternativo, oppositore e fuori controllo, non può avere forti relazioni di
sostegno, principalmente, con le Piattaforme alternative della Cina, della
Russia (tramite accordi militari e petroliferi) e dell’Europa (tramite accordi
commerciali ad esempio con l’Italia).
3 – La terza motivazione globale dello scontro politico nel
mondo è la lotta tra Supremazia, spinta dai movimenti politici MAGA, e
l’Egemonia, portata avanti dalla cultura delle vecchie democrazie
internazionali indirizzate al rispetto di una parvenza di Diritto
Internazionale. Non è un caso che l’Europa, per affermare la propria Egemonia,
abbia sottoscritto un accordo di scambio economico e commerciale con l’India. Non
è un caso che Trump, per affermare la propria Supremazia, abbia cercato (e sia
parzialmente riuscito) a depotenziare quelle che gli sembrano le più deboli
Piattaforme: quella Europea, il Canada e la Groenlandia, il Sudamerica con il
controllo del Venezuela e quella araba con la marginalizzazione del problema
palestinese, la costituzione del Board of Peace ed ora con il sovvertimento del
suo più dichiarato oppositore: l’Iran. Da questo punto di vista, il controllo
dell’area del Grande Califfato è funzionale anche a costituire un cuscinetto territoriale
tra Cina, Russia ed Europa, a ridosso del mediterraneo.
Conclusione
Capire la differenza tra moventi e motivazioni è essenziale per
sfuggire dalla micro-fisica delle considerazioni e comprendere un trend che è
molto più ampio di noi e comunque ormai decisamente irreversibile. Sono questi
i tempi con cui si articola la politica internazionale. Ripeteva
frequentemente, a lezione, il compianto professore Luciano Pellicani che noi
leggiamo processi politici che forse non vedremo mai realizzarsi
definitivamente.
Io credo che noi siamo in questa fase a crescente intensità del
conflitto perché siamo agli esordi della definizione delle relazioni politiche
di un nuovo mondo. Dobbiamo permettere che questi processi maturino.
Verso la Supremazia?
Le politiche della supremazia non si fermano alla cronaca della
guerra. Si estendono sul lungo periodo e chi non è in condizione di reagire
alla guerra simmetrica, cioè quella combattuta sul territorio, perché il rapporto
di forze è sproporzionato, reagirà in un tempo più ampio e non definibile con
una guerra asimmetrica, cioè con attacchi terroristici mirati e/o
generalizzati.
Verso l’Egemonia?
Le politiche dell’egemonie sono più difficilmente realizzabili,
hanno bisogno di un tempo lungo e del coinvolgimento di tutti i protagonisti,
perché il solo escluso può diventare dirompente sull’intero network interato.
Nonostante i nostri tempi bui, sono fermamente convinto, che
l’uomo non può, sebbene anche incoscientemente, operare per la propria
autodistruzione. Il mondo, nella sua complessità, non può sottostare al
giudizio morale di uno e non può sopravvivere senza la tenuta di un diritto
condiviso.
Sono convinto che alla fine di questa forza espletata, questa
furia incondizionata e, per molti versi, davvero incontrollabile, il mondo
troverà le ragioni della sua integrazione, indirizzate a generare la vita
piuttosto che a propagare la morte.
[1] CALVI M., CECI A., CECI
E., Stateless. Piattaforme Continentali di Nazionalità, Ibiskos, Empoli
2014

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