GEOPOLITICA DELLA PACE: Progetto di Grande Israele

 


Step. 1

Chiariamo prima di tutto i fatti: l'arma nucleare è un'arma di dissuasione (non mi bombardi altrimenti moriamo entrambi) e finora gli unici che ne hanno fatto esplodere una, anzi due, sono stati soltanto gli occidentali. Per il resto, tanti sforzi alla loro costruzione per un arsenale sostanzialmente inutilizzato e, direi, inutilizzabile, se non si intende minacciare la estinzione di una serie ampia di esseri viventi tra cui l'umano. Chi è appassionato di film apocalittici e fantascientifici sappia che l'epoca postatomica già c'è. È questa, dopo aver spianato Hiroshima e Nagasaki con due ordigni nucleari lanciati dal bombardiere americano Enola Gay.

Un altro fatto di cui bisogna aver considerazione è che, in Medio Oriente, solo Israele è una potenza nucleare (con un arsenale di circa 500 bombe). Agli altri non è concesso.

Perché?

Perché Israele siamo noi e dobbiamo comandare solo noi. Degli altri non ce ne frega un bel niente.

Detto così almeno usciamo dalla mielosa, melmosa, merdosa e direi, per certi versi, morbosa ipocrisia che cola in questi giorni dalle pareti mediatiche. Un giustificazionismo pregiudiziale francamente insopportabile, costruito sostanzialmente su due argomenti totalmente mistificatori: la reazione di Israele contro Hamas e la sua autotutela contro l'Iran.

AZIONE O RE-AZIONE?

La prima ipocrisia riguarda la vendetta del 7 ottobre, giustificata dalla strage subita. Come credo di aver ampiamente dimostrato in numerosi convegni e pubblicazioni, non si tratta di una reazione, ma di una azione precisa che fondava la sua legittimazione sulla mania punitiva e terroristica di Hamas. Invece non si sente altro che la litania della legittima reazione difensiva israeliana, come se il conflitto in Palestina fosse iniziato il 7 ottobre. E come se il Mossad, che conosce ogni attimo della vita quotidiana dei suoi nemici, non fosse informato preventivamente della preparazione dell'attacco terroristico.

AUTOTUTELA ANTI IRAN

Questa l'ho sentita dal Ministro degli Esteri Italiano ieri. Pare che Israele abbia giustamente bombardato l'Iran per una difesa preventiva dalla volontà islamica di sua distruzione. Siamo alla "precrimine" del film "Minority Report". Però le dichiarazioni di trasformare Gaza in un Resort sono semplici immaginazioni di due buontemponi.

Step 2

Una volta, era il 14 settembre 2010.

Era una calda giornata di fine estate.

Ero nella città israeliana di Herzilya, e partecipavo ad un convegno internazionale di Intelligence.

Mi sentivo sballottato tra una relazione in inglese serbo e un’altra in inglese greco e io che conoscevo un tipico e particolare inglese italiano, ero sottoposto a una serie di impressioni e infinte preoccupazioni sul problema della radicalizzazione religiosa, anzi islamica. Il convegno era organizzato da International Counterterrorism ed ero stato invitato da International Counter Terrorism Accademic Comunity.

Quel giorno, il 14 settembre 2010, durante un workshop sulla radicalizzazione islamica, comunque fondamentalista, tra tante idee senza dati e dati senza idee, impressioni, previsioni, congetture e confutazioni, ipotesi e argomentazioni a cui bisognava credere per fede, religiosamente, esplose improvvisamente una considerazione da un relatore importante, già autorevole rappresentane del Mossad, servizio di intelligence israeliano. Disse che, nell’eventualità di un conflitto radicale con le milizie islamiche che minacciavano la sicurezza di Israele, la morte di circa 100.000 persone era un sacrificio accettabile. Sottovalutai la dichiarazione considerandola una mera ipotesi accademica, senza alcun effettivo riscontro nelle decisioni politiche dei leader al potere, specie se capi di governo di regimi democratici.

In questi giorni mi è tornata in mente quella esperienza di 15 anni fa. Oggi però penso che quella ipotesi non fosse soltanto accademica e che, anzi, dopo l’attacco all’Iran, fosse anche quantitativamente ridotta.

Non credo, come si dice, che l’attuale azione espansiva di Israele sia spinta dalla paura dell’accerchiamento arabo, ultimamente islamico. Credo che Israele miri alla costituzione del progetto della Grande Israele, un’area geografica ampia, un piano sionista di circa 100 anni fa, per la realizzazione del quale vittime e profughi non contano. Si tratta di estendere i confini territoriali strappando terreno ad Est, Sud-Est e Ovest. Un territorio che dovrebbe assorbire, oltre alla intera Palestina, il Libano meridionale, le Alture del Golan, la pianura di Hauran e la città di Der’a in Siria, parte della Giordania fino al mar Rosso nel Golfo di Aqaba, fino alla Turchia meridionale.

Evidentemente questo progetto di “Grande Israele”, nel sogno politico di Netanyahu, si è esteso alla conquista totale dell’Iraq e vuole depotenziare l’Iran al confine del progetto politico di lungo periodo. Per tutti, per i Russi come per gli Israeliani, la logica è la stessa: avere una nazione nucleare nemica alla frontiera è un pericolo enorme e insopportabile.

Per questo motivo, Israele non vuole dare tempo all’Iran di costituirsi come Stato Nucleare per poter seguire il suo progetto espansionistico impunemente. E l’ipocrisia dell’Occidente consiste nel produrre giustificazione mediatiche successive per dare tempo ad Israele di piegare sotto il suo dominio tutti i territori limitrofi.

Ma non riuscirà.

Il mondo arabo e/o islamico non ragiona con le stesse logiche occidentali.

Intanto il concetto di tempo è molto più ampio e lungo, quasi infinito. E la guerra non ha fine. Non si conclude con la morte dei combattenti o con il sacrificio delle vittime. Se i militari avversari distruggono le basi militari il conflitto perdura con i militi, eventualmente con una guerra asimmetrica, terroristica, infiltrante. Probabilmente questo avverrà.

Nella cultura islamica ci sono 2 simboli fondamentali che affascinano i popoli e meno, molto meno le leadership. Il primo è un simbolo arabo assoluto: la Palestina. Le leadership che non mostrano di difendere la Palestina perdono automaticamente legittimazione nei confronti dei momenti sociali e delle organizzazioni terroristiche. Il secondo simbolo riguarda l’Iran ed è un riferimento fondamentale per il mondo islamico. L’Iran è la prima e sola Repubblica Islamica che ha sconfitto da sola l’intera cultura occidentale e ha scacciato lo Scià di Persia, shāh, il re che quell’occidente raffigurava. Sciiti o sunniti, per i popoli islamici non importa. L’Iran è il simbolo della recente vittoria per tutti.

L’attacco di Israele all’Iran, sebbene sostenuto da ragioni tattiche, è un clamoroso errore strategico. Già ha messo in fibrillazioni le milizie territoriali. Non ridurrà la capacità iraniana di costruire l’arma nucleare e può scatenare intere popolazioni contro la politica israeliana. Ma alza un ponte di 1500 Km., indicando chi è il vero nemico e considerando tutti i territori intermedi superflui e dunque conquistabili. Se l’Iran deve difendere i propri confini si preoccuperà di meno degli spazi intermedi, senza capire che difendere i confini e la potenza dell’Iran è preoccuparsi degli spazi intermedi.

E non c’è nessuno più interessato al contrasto territoriale.

Lo ripeto da almeno cinque anni, inutilmente. Potrei continuare ma è inutile.

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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