GEOPOLITICA DELLA PACE: Foucault e la sovrapproduzione di potere.


Nel 1978, Michel Foucault, in Giappone, sosteneva che «Sembra che il problema della scarsità sia stato sostituito da un altro problema quello dell’eccesso di potere. Le società occidentali e, più in generale, le società industriali e sviluppate della fine del nostro secolo sono percorse da questa sorda inquietudine, o addirittura da movimenti di rivolta assolutamente espliciti, che mettono in discussione questa sorta di sovrapproduzione di potere, manifestatasi allo stato puro e mostruosamente con lo stalinismo e con il fascismo.» [in Archivio Foucault. 3. 1978-1985 Feltrinelli, 1994, p.100]

Credo che sia una lettura molto corrispondente, sebbene anticipata, di quanto accade ancora nel mondo. Oggi accade in modo estremizzato in alcuni contesti, ad esempio nel conflitto israelo/palestinese, radicale negli USA, meno radicale ma altrettanto tenace in altri paesi, tra cui in Italia. Il problema della scarsità di intere popolazioni è sottovalutato, poco considerato e totalmente sostituito da una economia del potere, «un’economia che non verta sulla produzione e la distribuzione delle ricchezze, ma sulle relazioni di potere».

Ormai questo fatto mi sembra evidente. Si vuole avere il potere per fare di Gaza un resort, il potere per poter sfruttare le terre rare in Ucraina e in altre parti del mondo, il potere per programmare la crescita o lo sviluppo, il potere per gestire i fondi europei, il potere per avere altro potere. Esiste, come diceva Foucault, una economia di distribuzione delle relazioni di potere.

Questa nuova forma di dominazione sta schiacciando le democrazie che non trovano più una definizione di sé stesse. Le democrazie erano state elaborate nell’ambito di un processo di industrializzazione in cui il potere era un regolatore delle relazioni sociali e quindi aveva una connotazione sostanziale relativa alla complessiva riduzione della scarsità. Oggi non è più così. La democrazia ha una connotazione puramente formale che contradice la stessa essenza della democrazia, una autofagia politica di nuovo tipo a fondamento anche delle nuove guerre.

Questa considerazione era stata amaramente già descritta da Bertrand Russell deluso da alcuni caratteri della natura umana: «Fino a quel momento avevo creduto che la gente, in generale, amasse il denaro più di ogni altra cosa; mi resi conto che amavano ancor più la distruzione. Avevo immaginato che gli intellettuali amassero soprattutto la verità, ma qui ancora scoprii che quelli che preferivano la verità alla notorietà erano meno del dieci per cento» [Autobiografia, p. 15].

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