GEOPOLITICA DELLA COMUNICAZIONE: SULLA MENZOGNA FUNZIONALE.
Vedo poco questi Talk politici, perché sono noiosi: intervistano sempre le stesse persone che dicono sempre le stesse cose qualsiasi cosa accada.
Sentiti una volta, li hai sentiti per sempre.
La televisione lo fa per generare processi di fidelizzazione strutturale: se mi piace uno di questi commentatori seriali lo seguo ovunque. Personalmente mi annoio.
In ogni caso per pigrizia serale sono rimasto li. Il programma era incentrato sulle bugie e falsificazioni ripetute del nostro Premier e dei suoi accoliti.
Mi sono chiesto tutta la notte come fosse possibile e come mai restasse impunita (in termini elettorali) una menzogna così spudorata.
Alla fine ho capito che di tratta dello stesso, identico, fenomeno della distruzione del diritto internazionale dovuto alle politiche dominanti della forza. Se quest'ultime rompono le regole non scritte del comportamento politico, la menzogna rompe le regole non scritte della funzione logica. Se, nelle relazioni internazionali, il forzabile è forzato; nella comunicazione politica il credibile è creduto. Se la disarticolazione del diritto internazionale crea caos generalizzato finalizzato alla ricomposizione del potere con legittimazione della forza; la menzogna nella comunicazione politica genera un caos cognitivo per una adesione fideistica, una giustificazione non faticosa, per una adesione pregiudiziale e fideistica al proprio schieramento. Un decervellamento funzionale alla distribuzione del consenso. LA VERITÀ, come ripeto ormai da anni, È SCISSA DALLA REALTÀ. E la realtà non serve più.
Perfettamente all'altezza drammatica dei nostri tempi: da un lato, la destrutturazione dell'etica relazionale nella azione-comunicazione della forza; dall'altro, la destrutturazione dell'etica sociale nella comunicazione-azione della menzogna.
In entrambi i casi il potere fonda le due radici su cittadini trasformati in utenti decervellati.
Più o meno come in ogni totalitarismo.
Commenti
Posta un commento