GEOPOLITICA DELLA CHIESA: considerazione in merito alla enciclica MAGNIFICA HUMANITAS - 2

 


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Della prima enciclica di Leone XIV, MAGNIFICA HUMANITAS, possiamo prendere in considerazione altri due elementi fondamentali che a me paiono trattati superficialmente e spesso genericamente: il concetto di tecnica o di tecnologia, che spesso si confondono; e il concetto di potere, che viene totalmente psicologizzato sulla base della filosofia politica di Byung-Chul Han[1].

Qui, ora, concentriamoci sulla confusione tra tecnica e tecnologia.

Successivamente tratteremo la spinosa questione del potere, sebbene venga costantemente ripetuto – e concordo – che le questioni non possano essere separate nel “cantiere del nostro tempo”.

Il terzo capitolo dell’enciclica si intitola “TECNICA E DOMINIO: la grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”. In questo caso, la nostra discussione non si circoscrive ad un singolo equivoco, come nel titolo stesso che chiama Tecnica l’IA quando è Tecnologia e anzi già qui potremmo sostenere che il problema del dominio ha senso nei confronti di una tecnologia e non ne ha alcuno se riferito ad una tecnica.

Per inciso, intendiamo con il termine Tecnica, nella sua accezione greca di téchne, un modo di fare, una forma d’arte e/o di artigianato, abilità pratiche utilizzate per svolgere un'attività, le procedure necessarie manuali o intellettive (non intellettuali) per realizzare un oggetto o un progetto. Con il termine Tecnologia intendiamo invece la logica della tecnica, la sua dimensione intellettuale. Il suffisso Logìa indica appunto la sua connotazione cognitiva, all’insieme delle conoscenze necessarie ed opportune per la risoluzione dei problemi. Ora questa distinzione tra tecnica e tecnologia, proprio per le affermazioni sostenute nell’enciclica; proprio perché il pericolo denunciato per gli automi in generale, sia i media che gli algoritmi dell’IA, riguardano la nostra dimensione cognitiva, questa distinzione dicevo sarebbe fondamentale. Invece nel testo viene spesso confusa. Però, anche se non dovremmo, lasciamo stare.

Lasciamo stare perché il problema che abbiamo è paradigmatico. Paradigmatico significa che si riferisce alla struttura, al modello, allo schema generale di riferimento del discorso.

Dal punto di vista del Papa il mondo è diviso tra tecnologia ed umanità. Credo che un Papa sia quasi obbligato ad una affermazione del genere. D'altronde, la tecnologia è demoniaca perché fatta dall'uomo, mentre l'umano è divino perché fatto da Dio, perfino a sua immagine e somiglianza. Questa contrapposizione tra uomo e tecnologia è totalmente destituita di qualsiasi fondamento.

Tecnologia è il vestito, sono le scarpe, la forchetta, il coltello, la matita, la penna e tutte le cose, come diceva Borges, che ci vedono vivere incessantemente, che "Dureranno più del nostro oblio” e “non sapranno mai che ce ne siamo andati".

Dice Leone XIV che “il nostro modo di abitare questo tempo” è sottoposto a due sfide dirette: quella distruzione, “guidata da un progetto di dominio che finisce per disumanizzare (cfr Gen 11,1-9)”, e quella della costruzione “pezzo per pezzo, come opera di responsabilità condivisa (cfr Ne 2-6)”. La distruzione è rappresentata da uno “sviluppo tecnologico” che “cambia rapidamente linguaggi, relazioni, istituzioni e forme di potere”; mentre la costruzione, il “grande cantiere della nostra epoca”, è rappresentato da “noi credenti” che “dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanità che ci è data in dono”. È una scelta radicale e attuale, “sul nostro presente, perché l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano”. Insomma, il demone che ci schiavizza è già tra noi, ma la comunità cristiana può sconfiggerlo grazie al fatto che, “Sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni dei tempi e cercare con creatività vie nuove perché le relazioni tra persone e popoli diventino più conformi alle esigenze del Regno di Dio.[118]”.

Guardiamolo in faccia questo mostruoso demone tecnocratico che esercita il suo potere digitale o computazionale nel mondo globalizzato come già denunciato da Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si’”. Il demone, il “paradigma tecnocratico[119]” si mostra come “la tendenza a lasciare che la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche”. Questa tecnologia infernale strappa la logica della creazione a Dio, non è più “un semplice strumento”, “si fa criterio” e quindi “finisce per stabilire che cosa conta e che cosa può essere scartato, riducendo la creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante”.

È sempre stato così. Posso anche dire che sempre così ha fatto la Chiesa.

Facciamo un esempio?

Pensate alla vostra data di nascita.

Quando siete nati?

Bene, quel giorno, quel mese e quell’anno sono conteggiati sulla base della presunta datazione dell’avvento di Cristo sulla terra.

Non è performante questo?

Caspita se lo è performante il calendario!

Di esempi, anche più clamorosi, addirittura eclatanti, se ne possono fare molti.

In questo senso, perfino le parole del teologo Romano Guardini citate nell’enciclica, “L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza[2] è una verità non corrispondenza alla realtà. Perché era stato educato al corretto uso dell’arco e della freccia, della polvere da sparo, del cannone e di tutti gli armamenti che, di volta in volta, nella storia l’uomo ha costruito? O il genocidio tra Ruanda e Burundi del 1994, in cui Hutu e Tuzti, che certo non rappresentano l’uomo moderno, hanno causato circa un milione di morti a colpi di macete e bastoni chiodati, erano educati “al retto uso della potenza”?

Leone XIV conclude il capitolo con un invito che è anche una speranza, un invito rivolto sia per la struttura cattolica, sia “in modo particolare” per “i fedeli laici”, comunque “affidato, di generazione in generazione, alla comunità cristiana”. Il papa incoraggia tutti “a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà”, a “mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna”. La reazione umana contro il potere tecnotronico delle macchine. Ora questo è proprio impossibile. Scindere l’uomo dalla tecnologia è un messaggio messianico, mai stato possibile dalla notte dei tempi ad oggi. Noi siamo sopravvissuti e ancora sopravviviamo grazie alle tecnologie, senza le quali saremmo già estinti. L’errore paradigmatico del testo sta interamente in questa assurda scissione, a cui nemmeno la Chiesa può rinunciare, visto il largo ed eccessivo uso che ne fa.


NOTE

[1] Mediaticamente riportate – in perfetta contraddizione con lo stile comportamentale contestato – da Paolo Benanti.
[2] GUARDINI R., Das Ende der Neuzeit, Würzburg 1951, 89.

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