GEOPOLITICA DELLA PACE: Il caos planetario


Alessandro Ceci

Il 21  aprile 2026, in una intervista del Giornare Radio del mio amico, il mitico Daniele Biacchesi, ho sostenuto che Trump ha aperto, non solo con l'attacco a l'Iran, ma direi con tutta la sua presidenza, le porte dell'inferno.

In che senso?

Daniele Biacchesi ha capito al volo e ha proseguito con una domanda sul nucleare.

L'exemplum è questo:

…se, tornando a casa, una sera, stanchi dalla confusa presenza del giorno o dal passare del tempo e degli anni trascorsi dentro entusiasmi spenti, uno dei vostri figli, ignaro del racconto e del rimpianto, magari il figlio più impunito e dispettoso, all’ora di cena, tra una portata tiepida e la paura di affondare, rompe un piatto e voi, braccati dalla sconfitta, con cortesia e delicatezza gli spiegate che non si deve fare e lo sostituite, perchè vi attanaglia il ricordo di guerre infinite per scherzi puerili, e lui ne rompe un altro, e voi, con cortesia e senza delicatezza, lo sostituite e lui lo rompe ancora, quel piatto maledetto, e voi senza cortesia e senza delicatezza, ne mettete uno nuovo, perchè non volete rassegnarvi alla cattiveria, che lui puntualmente rompe, vittima dell’impertinenza, e voi ormai alterati sbattete sul tavolo un piatto, lo stesso piatto dello stesso servizio, per vedere chi è più tignoso e lui testardo lo frantuma per terra, e voi irritati gli mollate uno schiaffo perchè non ve ne frega più niente di ogni didattica e di tutta le calme pedagogiche dell’intellettualismo borghese: che cosa gli avete insegnato?

Niente, ma ci si è tolti una grande soddisfazione, penserà qualcuno.

A non rompere i piatti, diranno i più.

Ebbene, gli avete comunque insegnato che i conflitti relazionali si risolvono a ceffoni. Di piatto in piatto quel bambino, da grande, saprà bene di quanti muscoli di soldi, potere e carne avrà bisogno per sistemare le sue cose.

Non cambia in Politica Estera.

Trump sta insegnando al mondo come "sistemare le cose".

Dopo la prima parte della seconda Presidenza Trunp, tutti vorranno il nucleare. 

Ciascuno vorrà assicurare per sé la capacità di reagire, di resistere, di esistere.

Tutti hanno capito, infatti, che in politica e nel mondo conta soltanto la forza. Spesso, la prepotenza. 

Trump ha legittimato il dominio della forza su ogni altro elemento: la forza è diventato il fattore aggregante in geopolitica. E tutti vorranno la propria opportuna deterrenza per ogni opportuna sicurezza; ma se tutti vogliono assicurarsi la sopravvivenza e l'autodeterminazione con le armi, evidentemente sempre più sofsticate e dirompenti, il caos è planetario.                                                                                                    

Commenti

  1. Forse "la forza come elemento disgregante." .......casomai

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  2. Sono d'accordo però nel podcast ci sono continui disservizi. Una volta non si sente, una volta cade il collegamento. Bisogna redarguire il dott. Biacchesi perchè cosi non va. Occore prudenza

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    1. intendo il podcast "Il Timone"

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  3. Testo suggestivo, ma secondo me sbaglia bersaglio e semplifica troppo.

    Trump non ha “inventato” il dominio della forza. Semmai ha mostrato, in modo brutale, una verità che molti fingevano di non vedere più: in politica estera contano ancora la deterrenza, la credibilità e la capacità di colpire o di resistere.

    Il punto non è che “insegna i ceffoni”, come se gli Stati fossero bambini da educare. Il punto è peggiore: mostra al mondo che, se non hai forza tua o protezione altrui, resti esposto.

    Per questo il problema non è la favola morale del cattivo maestro, ma la lezione strategica che tanti trarranno: senza deterrenza sei vulnerabile.

    Ed è proprio qui l’errore più grande del post: personalizzare tutto su Trump. Trump aggrava questa logica, certo, ma non la crea lui. Questa logica c’era già, e da anni. Lui semmai la rende più nuda, più esplicita, più pericolosa.

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