FILOSOFIA POLITICA: per una fenomenologia del presente

 


Ultimamente ho comprato un libro, edito per Rizzoli nel 2023, dal titolo “La scelta di Enea”, sottotitolo “Per una fenomenologia del presente”. Il sottotitolo mi ha affascinato più del titolo. L’autore è Luigi Maria Epicoco, filosofo e teologo, sacerdote dell’Arcidiocesi di L’Aquila, professore di filosofia alla Pontificia Università Lateranense. Sono rimasto legato profondamente a L’Aquila per aver trascorso in quella università anni stupendi come primo docente di Intelligence in Italia. Sono andato via prima del terremoto e ho visitato la città distrutta dopo. Sembrava Troia distrutta dai Greci. Una città devastata dalla violenza del sisma e sconquassata dal frastuono della terra. Però, ciò che più mi ha impressionato è stato il silenzio dell’abbandono. Qualcuno frastornato che vagava tra le macerie. Qualche tentativo di sperato di ricostruzione- Le strade ricche del vociare degli studenti nei vicoli del Centro Storico, i ristoranti dove si incontravano i professori, i canti degli avvinazzati, insomma la vita soffocata dalla violenza della natura: il mutismo di fronte alla ingiustizia radicale della violenza estrema.

Così deve aver visto Troia, Enea, il giorno dopo della distruzione predatoria greca, dopo l’inganno di Ulisse, dopo lo sterminio e il ladrocinio ingiusto e ingiustificato.

Allora comprendere il significato della scelta di Enea, interpretato da un sacerdote proprio dell’Arcivescovato di L’Aquila, mi sembrava molto interessante.

Compro il libro. Lo apro. Leggo: «ogni uomo è immerso in u immaginario che lo guida, e che chiunque riesce ad entrare in quell’immaginario e a condizionarlo. Ne condiziona la vita, ne diventa la variabile più decisiva». Poi sceglie, come personaggio emblematici, come esempi, due del presente; tra l’altro due personaggi che sono i dominus dell’immaginario. Due personaggi che, tramite narrazioni letterarie e religiose, sono entrati nel nostro immaginario proprio per condizionarla, per governarla come «variabile più decisiva»: Enea e Gesù Cristo.

Il primo paradosso è banale.

Il secondo meno, è molto più determinante e sostanziale.

Secondo Luigi Maria Epicoco la scelta di Enea sarebbe, nonostante tutto, quello della salvezza della vita, la rinuncia al combattimento, portare via il vecchio padre sulle spalle e il figlio per una mano, andarsene per sopravvivere mentre la moglie scompare nel nulla. Sennonché, nelle intenzioni dimostrative di Virgilio, Enea non ha scelto la vita, ma la fuga per la vendetta (che verrà successivamente eseguita da Roma). E Cristo non ha scelto la vita, ma la morte per la salvezza dell’umanità redenta dal suo sacrificio.

Nel suo libro “il futuro della verità” Werner Herzog, ci ricorda una scena del suo film Fitzcarraldo in cui «arriva in una remota stazione missionaria». Incontra un vecchio frate francescano che gli confessa le «difficoltà di convertire la popolazione locale al cristianesimo: “Pensano che la nostra vita non esista, che sia soltanto un’illusione, dietro la quale si nasconde la realtà dei sogni”»[1].

La vita è un sogno, mentre i sogni sono la realtà della nostra vita.

Questa confusione è comune a molti nostri intellettuali.



NOTE

[1] HERZOG W., Il futuro della verità, Feltrinelli, Milano 2025, 89

Commenti

Post popolari in questo blog

9 - EPISTEMICA DI JUNG

GEOPOLITICA DELLA PACE: Il governo degli "anticristo"

GEOPOLITICA DEI PAZZI