GEOPOLITICA DELLA PACE: la funzione morfogenetica della guerra


Non essendoci una guerra giusta, sulla base delle ragioni relativistiche e critiche di Bertrand Russell, può esserci tuttavia una guerra giustificata.

Non esiste una guerra giusta, naturalmente.

Una guerra, però, necessaria, indispensabile per evitare altre guerre peggiori, pur essendo comunque ingiusta, può essere giustificata.

Secondo Noberto Bobbio «La teoria della guerra giusta sorge da spunti di scrittori romani, ma si sviluppa specialmente nella filosofia e teologia romane di ispirazione cattolica»[1]. I campioni di questa teorizzazione sarebbero Agostino d’Ippona, prima e in modo frammentario, e Tommaso d’Aquino, poi in odo organico e ordinato.

Forse è vero, ma la guerra è stata sempre, in qualche modo giustificata. Platone, ad esempio, in perfetta sintonia con tutto il pensiero politico greco e con l’autostima dell’uomo greco che si riteneva il miglior guerriero esistente, considerava la guerra un fatto ineliminabile perché un fattore presente «nella realtà delle cose, per forza di natura»[2]. Tuttavia, Platone ammorbidisce i toni. Nella tradizione antica greca la guerra non era soltanto inevitabile, ma addirittura funzionale, utile se non necessaria. Ogni città-Stato lottava naturalmente contro le altre città-Stato, costituiva accordi militari e leghe per gestire i propri microcosmi in cui dikaiosyne, la giustizia, era considerata, già con Eraclito, il prodotto della forza, determinata dalla conclusione di pòlemos, della guerra. Come spiega benissimo Linda Napolitano[3], la guerra, cioè il pòlemos, aveva una «funzione morfogenetica» della struttura politica e, dunque, dell’habitat sociale.

I greci non potevano che pensarla così. Non erano un popolo di conquistatori. Erano un popolo di predatori. Vincevano, prendevano e abbandonavano. Non hanno conquistato e poi governato, come fece Alessandro Magno e i romani, Troia. L’hanno distrutta, depredata e abbandonata tornando in patria. La guerra era necessaria per risolvere problemi economici e la propria ricchezza. Pertanto, per i Greci, la guerra era sempre giusta, in quanto produttrice di giustizia. Può esserci una «buona contesa»[4], quando con lealtà l’uno confligge contro l’altro, magari per tutelare gli amici e avversare i nemici[5], difronte alla platea della storia che possa decretare la vittoria dei migliori.


NOTE

[1] BOBBIO N., Lezioni sulla guerra e sulla pace, Laterza, Bari 2024
[2] PLATONE, Le Leggi, Libro I, 626e – 626°, Utet, Torino
[3] NAPOLITANO L., Pòlemos e giustizia nella cultura greca: da Solone a Platone,
[4] PLATONE, La Repubblica, 11-26
[5] PLATONE, La Repubblica, 331d – 336a

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