GEOPOLITICA DEL BOARD DEI SULTANI


Qualche mese fa, dopo l'accordo per la sospensione ufficiale delle ostilità a Gaza, nella coscienza che le violenze ufficiose non sarebbero finite e comunque non immediatamente, dichiarai in qualche intervista e in molti convegni (chi era presente può testimoniare), dichiarai che il destino dei palestinesi sarebbe stato quello di essere trasformati in sottoproletariato urbano, funzionale allo sviluppo degli interessi dei Sultani del mondo (che non sono più nemmeno capitalisti). Sostenni che Trump aveva convinto gli Israeliani a non concludere il genocidio perché altrimenti non avrebbero avuto questa forza lavoro strumentale e funzionale ai loro affari. I palestinesi, insomma, sarebbero stati trattati nella loro terra come noi trattiamo gli immigrati nella nostra: non uomini ma strumenti funzionali alle nostre esigenze e alla nostra comodità. E questo sconcio sopruso sarebbe stato commesso da coloro che hanno come simbolo una croce si cui è stato inchiodato uno che viveva in Palestina È un altro esempio dello scontro attuale nel mondo: da una parte la Supremazia di chi si vanta del proprio costoso abbigliamento e insulta chi si presenta con la simbolica divisa del sacrificio, del dolore, della sopraffazione subita (che al limite costa molto di più delle loro sartorie); dall'altra chi cerca una Egemonia politica, sociale ed economica costruita sul consenso e sulla integrazione per la riduzione della complessiva disparità e la complessiva ingiustizia nel mondo. Lo scontro a cui stiamo assistendo oggi, dal Board dei Sultani al nostro referendum contro la Magistratura, è questo, "semplicissimo ad essere enunciato per quanto non sia altrettanto semplice ad essere analizzato", come diceva Ortega Y Gasset. Lo scontro è questo. In questo cleavage politico contemporaneo, la solita italietta si schiera, non con chi ha più ragioni, ma con chi crede abbia oggi più forza. È la stessa identica scelta che fece Mussolini per Hitler (che riteneva allora essere il più forte e quindi necessitava di 800.000 morti per governare la pace) contro la lungimiranza di Ciano che preferiva lo schieramento Anglo-Francese, poi anche Americano. In questa italietta, però, fatta di scarpe strette e politicucci "unti di brillantina", parafrasando Pasolini, che si aggirano nei palazzi senza pietà per nessuno, "coltivando nel petto la propria integrità di avvoltoi" (Pasolini parafrasato), in questa italiaccia c'è una ipocrisia in più. Una nazione che ha avuto, almeno da 1860 in poi, 4 o 5 organizzazioni criminali tra le più efferate e violente del mondo, un parastato illegale coinvolto e mescolato con i rappresentanti della istituzioni, una banda connotata territorialmente per ogni regione e nelle più importanti città, 40 anni di terrorismo rosso e nero, lo Stato che metteva o ammetteva le bombe, oltre a reati privati fisiologici della convivenza sociale, unica democrazia al mondo a non aver avuto ricambio politico, con il più alto tasso di corruzione e di evasione fiscale, una diffusa eversione, con parlamentari, ministri e sottosegretario di volta in volta condannati senza essere arrestati, crede di garantire la propria sicurezza puntando le leggi contro gli immigrati importati dalle stesse organizzazioni criminali italiane, per fornire un sottoproletariato illegale: utile, tramite il caporalato, alle imprese e funzionale per gestire il backoffice della distribuzione, cioè il crimine diretto e territoriale, per occultare le organizzazioni criminali nazionali, per essere arrestati in sostituzione e immediatamente, in protezione degli affiliati. Siamo al ridicolo. Noi partecipiamo al Board dei Sultani perché siamo abituati a raccogliere le briciole che cadono dai denti dei potenti. Partecipiamo perché siamo noi l'italietta della elemosina che non sa essere coerente nemmeno con sé stessa e con la norma che è il suo fondamento. Non la vogliamo rispettare, quella Costituzione, non la vogliamo violare e quindi l'aggiriamo cambiando il nostro nome (osservatori) o quello di coloro che reputiamo nemici (i magistrati). Una miseria! Una vergognosa miseria!

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